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Prestiti

Finanziamenti per liquidità: le conseguenze che non ci aspettiamo

Finanziamenti per liquidità
Posted: 04/08/2016 alle 11:49   /   by   /   comments (0)

Rate per pagare la macchina, il mutuo, un piccolo finanziamento per i nuovi mobili, è presentare la dichiarazione dei redditi diventa un gran caos. I prestiti, che contraiamo perché non abbiamo la liquidità necessaria per fare fronte a determinate spese, fanno inoltre arrivare alle stelle l’ISEE con il risultato che, in definitiva, veniamo privati anche delle agevolazioni statali su diversi aspetti come sconti nella bolletta dell’acqua, diminuzione delle tasse universitarie, ecc.

Contrarre un finanziamento per mandare un figlio all’università, per esempio, può essere una vera e propria beffa in quanto l’ISEE salirà alle stelle e la rata sarà più alta, in alcuni casi tanto da vanificare la scelta del finanziamento. In particolare il dubbio che attanaglia molti contribuenti riguarda la possibilità di dichiarare finanziamenti e debiti per abbassare la valutazione del patrimonio mobiliare.

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Del resto con l’ultima normativa in vigore, entrano a far parte della giacenza media del conto corrente, che va dichiarata nella Dsu alla pari di ogni componente attiva mobiliare in possesso, tutte le somme e i valori che transitano nel conto, a qualunque titolo percepiti, compresi quindi gli importi erogati come prestito, cioè da restituire. Viceversa non diminuiscono il patrimonio mobiliare del nucleo familiare i debiti (a meno che non si tratti del mutuo per l’acquisto della prima casa) e i conti correnti in rosso.

Ne consegue che le somme che transitano nei conti a titolo di finanziamento vengono a tutti gli effetti considerate come incremento della ricchezza, anche se in realtà non lo sono. Non c’è un altro modo di chiamare questo fenomeno, è a tutti gli effetti un paradosso, perché se chiediamo un prestito vuol dire, per esempio, che non possiamo pagare la retta universitaria ma se lo chiediamo, salirà il costo della retta che come noto va in base all’ISEE, e non potremmo comunque pagarla.

Tecnicamente nella dichiarazione Isee va inserito il valore più alto tra la giacenza media (calcolata sommando le giacenze giornaliere per ogni giorno dell’anno e dividendo la cifra ottenuta per 365) e il saldo al 31 dicembre dell’anno precedente. Qualora l’ammontare del conto corrente sia superiore rispetto alla giacenza media, nella Dsu deve essere inserito il saldo a fine anno, mentre nel caso opposto va inserita la giacenza media.

In definitiva né i prestiti e né i debiti (tranne il mutuo per l’abitazione principale) possono abbassare la valutazione del patrimonio mobiliare. Esiste però una franchigia pari a 6.000 euro che può essere detratta dal totale di tale patrimonio. La franchigia aumenta di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10.000 euro, e si può ulteriormente incrementare di 1.000 euro per ogni figlio, dal secondo in poi, facente parte del medesimo nucleo.

Alla domanda: “Nell’ISEE vanno indicati anche i prestiti?” la risposta è dunque sì e quanto più il prestito sarà sostanzioso quanto più salirà l’indicatore a discapito del bilancio familiare. Conoscere bene le regole, del resto, è importantissimo oggigiorno che Dsu (Dichiarazione Sostitutiva Unica) è uno strumento ormai indispensabile e necessario per ricevere numerose prestazioni e agevolazioni.

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