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Economia

Brexit: crisi manifatturiera e arresto della crescita del Pil in Gran Bretagna

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Posted: 05/08/2016 alle 11:59   /   by   /   comments (0)

Le conseguenze della Brexit non tardano a ripercuotersi sul sistema economico della Gran Bretagna, oppure no, erano già nell’aria e si sarebbero verificate comunque. Presto per dirlo con certezza, le analisi sono ancora fortemente contraddittorie tra chi parla di un pil in sensibile aumento nonostante lo stravolgimento del 23 giugno e chi parla di freno alla crescita, come dire, sì il Pil è cresciuto, un pochino, ma se non ci fosse stata la Brexit la crescita sarebbe stata di gran lunga più importante.

Analizzare la situazione sarà compito di economisti ed esperti del settore ma, intanto, secondo il quotidiano economico il Regno Unito starebbe “passeggiando sul ciglio della recessione”. Londra sarebbe infatti in marcia verso un trimestre di crescita del Pil di segno negativo, in bilico fra -0,2% e -0,4%. Molti sono quelli che pensano che la Gran Bretagna si stia avviando verso la recessione tecnica, ossia verso 2 trimestri consecutivi di decrescita.

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In questo scenario la Banca d’Inghilterra traccerà oggi il primo bilancio sullo stato dell’economia del Regno, all’alba dell’era post europea. L’istituto centrale guidato dal governatore Mark Carney dovrà comunicare se ha deciso di tagliare i tassi d’interesse (oggi allo 0,5%) e rilanciare il quantitative easing.

Il consenso degli analisti indica una sforbiciata dello 0,25%. Ma potrebbe non finire lì se è vero che molti credono in un secondo round a novembre. L’ipotesi è che Londra arrivi a Natale sulla scia di una nuova correzione dello 0,15%. A riportare dati precisi è anche l’Ansa, agenzia secondo la quale l’attività manifatturiera ha registrato il peggior risultato negli ultimi tre anni. L’indice Pmi – rilevato da Markit Economics – è crollato a luglio a 48,2 da 52,4 di giugno, scivolando sotto la soglia dei 50 punti (spartiacque tra espansione e contrazione del ciclo) per la prima volta da inizio 2013.

E’ la lettura finale ed è peggiore anche della stima flash di 49,1 punti segnalando che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue potrebbe avere contraccolpi più pesanti del previsto. Il settore si porta così in zona contrazione (sotto la soglia dei 50 punti che fa da spartiacque tra contrazione e espansione) mettendo in difficoltà la Bank of England. L’istituto centrale guidato da Mark Carney, ala luce delle ultime deboli statistiche macroeconomiche, potrebbe decidere per un taglio dei tassi di interesse che, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe arrivare già durante la riunione della BoE, in agenda giovedì prossimo.

Per la prima volta in più di sette anni, gli analisti si aspettavano inoltre qualche azione da parte della Bank of England (BoE) sui tassi di interesse, la prima riunione dopo la vittoria della Brexit al referendum britannico, del 23 giugno scorso. La vittoria della Brexit, infatti, ha fatto registrare una forte discesa della fiducia dei consumatori inglesi, la più ripida caduta degli ultimi due decenni. Un segnale molto pericoloso che contribuisce a far presagire un rallentamento economico più ampio del previsto.

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