
Sono tra noi. Quante volte un appassionato di serie, fumetti, fantascienza e altre “cose da nerd” del genere ha pronunciato, letto o sentito queste parole? In breve però, queste dieci lettere riassumono l’incipit di
Heroes, la serie TV che ha riscosso enorme successo negli Stati Uniti e che ora è arrivata anche da noi, senza passare per il satellite.
Protagonisti sono persone di tutti i giorni: una cheerleader, un impiegato giapponese schiacciato dalla sua società troppo uniforme, una ragazza madre, un artista visionario, un candidato alle elezioni con suo fratello che gli rema contro… Tutti si rendono conto di essere diversi, di avere un dono o una maledizione, a seconda di come la cosa viene vissuta. Poi c’è qualcuno che li cerca: il figlio di uno scienziato misteriosamente scomparso, qualcuno che vuole scovarli ed eliminarli e uno di loro, uno che ha preso troppa coscienza dei suoi poteri e che vuole essere l’unico ad averne.
Tratto da un fumetto, Heroes strizza l’occhio ad alcune tra le più belle graphic novel americane. Su tutte Marvels, con lo stuolo di supereroi che salvano le città e tutte le riflessioni etico-morali che sollevava, ma anche Watchmen, in cui gli eroi erano perlopiù mescolati alla gente comune e cercavano di risolvere una situazione alla quale le forze dell’ordine erano incapaci di far fronte. Anche lì la riflessione era profondissima, come del resto nella serie regolare degli X-men: poteri, responsabilità, coscienza. Si da sempre per scontato che un supereroe agisca per la comunità, per un bene superiore, grazie a doni che sembrano avere del divino. Ma questa non è una regola scritta e l’uomo è per sua natura impaurito ed egoista.
La struttura di Heroes è fortemente ispirata a quella dell’Apocalisse di Giovanni. Dove si trovavano fino ad ora tutti questi “fenomeni”? Perché solo ora si manifestano tutti assieme e tendono ad avvicinarsi tra loro? Come nell’Apocalisse, i segni ci sono, ma si manifestano ai nostri occhi quando la fine si approssima, sempre di più e con maggiore frequenza. E l’Apocalisse sta per abbattersi su New York, ci sono solo cinque settimane di tempo. E paradossalmente, a sventarla potrebbe essere il più sfigato, l’impiegato cicciotto che nemmeno parla inglese. Ma non vogliamo rivelarvi troppo.
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