Nella commedia, sempre di più, risiedono importanti analisi della società odierna e di quali direzioni sta prendendo. Se poi è anche arguta e intelligente, ci piace di più…

Le classi sociali sono un concetto superato. Non è più una questione di soldi, ma di ruoli. A New York, oggi, conta quello che fai, il ruolo che ricopri nella commedia della vita, dove tutto è incasellato e predefinito. E poi conta quello che indossi, dato che parla proprio del ruolo che ricopri, quanto e più del tuo biglietto da visita. E che è diverso da quello che puoi permetterti, come viene evidenziato in tutti i modi ne Il diavolo veste Prada.
È interessante uno sguardo antropologico sulle varie specie umane che popolano la Grande Mela, chissà se qualcuno, prima o poi, lo condurrà come si deve, a parte i realizzatori di Sex & the City. Persone che, in qualunque altro posto del pianeta sarebbero clamorosamente fuori posto, come è scritto nel brillante, bellissimo, ultimo romanzo di Sophie Kinsella, I Love Shopping per il Baby.
Non siete sorpresi nemmeno un po’ di constatare che tutti gli elementi si trovano in quelli che vengono definiti “chick lit”, o se preferite “roba da pollastrelle”?
Il fatto è che, come ci ha raccontato la regista Shari Springer Berman, che insieme al marito Robert Pulcini firma un altro gradevolissimo spaccato della società in cui vivono, questi libri, film, serie TV sono tutt’altro che frivoli. Sono l’unico stumento di indagine di una realtà che si sta esportando nel mondo, quella per cui una tata magari è una secchiona fresca di laurea in antropologia o un’immigrata di scarsa cultura, ma sicuramente sa riconoscere e sogna di indossare un paio di Manolo Blahnik. Quella per cui se sei una tata non sei quasi nemmeno una persona, non hai idee, opinioni, passato. E tutti sono autorizzati a offenderti o a servirsi di te: sei una tata, vali quanto quello che fai.
Non che non si possa essere delle fashionista in stile Carrie Bradshaw o puntare al benessere della Signora X (interpretata in maniera sublime da Laura Linney, ma come poteva essere diversamente?), ma c’è modo e modo per farlo. Del resto, anche Scarlett Johansson appartiene a quel mondo, anche lei è una fashion icon. Ma ha abbastanza cervello da auto-osservarsi, lei e tutto ciò che la circonda.
Come riflette Annie the Nanny nel film (peccato perdere l’assonanza nella versione italiana), quale società malata fa sì che un bambino si aggrappi al biglietto da visita di suo padre come fosse una coperta di Linus?
Forse, prima di vestire Prada e calzare Jimmy Choo’s, dovremmo rifletterci anche noi.
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