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  • L'allievo
di Alessandro De Simone


Singer porta il nazismo nella tranquilla provincia americana, distruggendo il sogno e materializzando l'incubo di una nazione portata naturalmente a tiranneggiare

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Abbandonato (speriamo solo temporaneamente) Christopher McQuarrie, con cui aveva scritto i suoi primi due film, Singer si affida qui alla sceneggiatura di Brandon Boyce, suo collega ai tempi della University of South California, con cui adatta un racconto di Stephen King, utilizzandolo per mostrare l'inquietante sottobosco della società americana, tema già affrontato nell'opera prima, Public Access (Id., USA, 1992), mostrandoci ancora una volta un mondo cinematografico destabilizzante, teso a minare le più assolute certezze.

Todd è una certezza, un ragazzo americano modello, ottimi voti, buona famiglia, campioncino di baseball, ma è anche un perfetto prototipo della Gioventù Hitleriana e l'incontrallievo o con il vecchio Dussander, colpevole dell'uccisione di migliaia di ebrei, non è l'inizio di un percorso di apprendimento, ma piuttosto di un processo maieutico, perché non ha niente da imparare, solo molto da mettere in pratica. Da dove derivi tutto quest'odio e questa violenza lo scopriamo nella scena della consegna dei diplomi, un colpo di scena degno de I soliti sospetti (The Usual Suspects, USA, 1995), ma molto più sottile, non annunciato, costruito nel corso di un film fino a quel punto stranamente lento, che trasmette un fastidioso disagio, mostrando un'incarnazione pura del Male, storicamente tangibile, un'inquietudine amplificata dalle ossessioni tipiche di Singer, basate su di una società che irreggimenta ed istupidisce con l'aiuto della televisione (anche Dussander era stato annientato da Mr. Magoo e solo il divieto di Todd di guardare la scatola magica lo risveglia) e che ha per nemici poveri, ebrei ed omosessuali.

Brad Renfro è convincente nella parte del giovane ariano americano, McKellen molto misurato in quella del vecchio carnefice, diretti da un Bryan Singer controllato che non si concede virtuosismi inutili in un film basato sulla scrittura ed anche per questo necessariamente supportato da un montaggio che aiuta molto bene lo svolgersi della narrazione, curato da John Ottman, collaboratore fisso del regista di New York, autore, come negli altri due film, anche delle musiche.







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