
Ci sono dei momenti nei quali non chiederesti niente di meglio che poter vivere in un mondo ideale, magari quello di cui hai sempre letto nella tua serie di fumetti preferita o che hai visto per anni nella serie televisiva di cui non perdi una puntata da anni.
A voi è mai successo di desiderarlo tanto intensamente da farlo accadere? No, vero, non è possibile che accadano cose simili, giusto una mente piena di fantasia sarebbe in grado di inventarsi la storia di finire a vivere in una situation comedy.
Uno come Gary Ross, quello ci riuscirebbe: ha trasformato un bambino in Tom Hanks nel giro di una notte ed ha sostituito il presidente degli Stati Uniti con un perfetto sconosciuto come Kevin Kline. Stavolta è riuscito a trasportare David nella piccola, deliziosa citta di Pleasantville, perfetta nel bianco e nero di serie anni ‘50, con le sue famiglie amorevoli e la sua routine da telefilm, gesti ripetuti all'infinito che diventano vita, sicura, ineluttabile.
Sarà un caso, ma quest'anno hanno esordito dietro la macchina da presa due sceneggiatori, Ross, appunto, e Richard LaGravenese, ed entrambi hanno confezionati delle storie che raccontano la vita per quello che è, cogliendo la ricchezza delle piccole cose, materializzando i nostri sogni impossibili. Vivere a Pleasantville e diventare da nullità a trascinatore, trovare l'amore, credere in sé stessi, oppure essere baciati con passione nello sgabuzzino di un locale jazz da un perfetto sconosciuto, queste sono le cose che fanno apprezzare la vita.
Tutti hanno bisogno di momenti come questi, di colorare un'esistenza sbiadita, capire quanto è davvero rossa una rosa e verde un prato o azzurro il cielo, essere felice di dimostrare quello che si prova e si pensa, senza paura d'essere accusati di qualcosa, chiamatelo voi come preferite.
Ross costruisce nel suo film il
"grande romanzo americano", quello che nessuno ha mai scritto, come ha fatto dire una volta Philip Roth ad Ernest Hemingway (o forse era solo una storia, chi lo sa), facendo di Pleasantville un compendio di storia sociale americana, dalle lotte razziali alla caccia alle streghe, passando per la liberalizzazione sessuale, la rivolta studentesca ed i tumulti dei ghetti, liberando, nei momenti più cupi del film, la parte oscura degli Stati Uniti, quella'anima repressiva e puritana sulla quale ha basato gran parte della propria storia nazionale.
Come nei sogni più belli, tutto finisce nel migliore dei modi, tranne che per me, povero spettatore, costretto a tornare alla mia vita in bianco e nero.
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