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  • E alla fine arriva Polly
di Federica Aliano


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L’umorismo umorale non ha mai deluso sul grande schermo, soprattutto se viene raccontato con grande leggerezza e pochissima volgarità come in questa commedia. Gag che si susseguono senza quasi avere il tempo di riprendersi dalle risate della precedente, con gli attori che restano seri e ben inseriti nella propria parte per tutto il tempo. Perché sono proprio le situazioni peggiori, quelle per noi più sfortunate che fanno ridere gli altri e questo John Hamburg lo sa bene.

Dopo Zoolander e Ti presento i miei, il sodalizio tra l’autore e il suo attore – feticcio Ben Stiller continua e anche stavolta riserva tutte quelle sfumature della realtà quotidiana che, per quanto comuni, sono pur sempre paradossali. Il punto forte di questa coppia ormai collaudata sta proprio nel mettere in luce tutte le nostre goffaggini, i nostri punti deboli e le piccole fobie, quei nei delle nostre vite che non andiamo certo a raccontare in giro, ma che in fondo capitano più o meno a tutti.

Ancora una volta Ben è l’uomo innamorato che perde la testa per una donna che sconvolge il suo modo di essere e, per essere accettato da lei, cerca di comportarsi in maniera del tutto innaturale creando piccoli, irreparabili disastri. La donna (una bellissima e autoironica Jennifer Aniston) è sempre sicura di sé e di tutte le sue piccole particolarità, non ha mai dubbi, non si fa domande e soprattutto non fa figuracce. Ma è poi vero? O semplicemente non se ne cura?

Jennifer Aniston interpreta la sua Polly come un vero portento, una forza della natura sempre pronta a dare il massimo delle sue energie, a gettarsi a capofitto in qualunque cosa. Sta proprio qui la grande sensualità di Polly, è questo ciò che la rende irresistibile e forse non si riuscirebbe a immaginarla con un altro volto.
Oltre ai due protagonisti, il cast si avvale di altri attori che rendono il tutto ancora più divertente: Debra Messing, ormai celeberrima protagonista femminile di Will & Grace che al cinema sembra essere destinata a interpretare la moglie fedifraga (vedi Il profumo del mosto selvatico) e il sempre grandissimo Philip Seymour Hoffman, qui alle prese con uno dei personaggi più disgustosi e umorali degli ultimi dieci anni, addirittura coniatore di termini nuovi per definire le sue ‘gesta’.

Una sceneggiatura coi fiocchi, una miscela godibilissima, alla fine della quale si faticherà a decidere quale momento del film sia il più divertente.

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