• Visioni - Fotografia - eventi
  • High Fashion Crime Scenes
di Federica Aliano


In mostra alla Galleria MiCamera di Milano: Melanie Pullen e il suo modo di distrarci dalla morte che ritrare. Per poi servircela in una salsa ancora più amara…

Immagine

32 anni, newyorkese e una famiglia che da sempre lavora nel campo della fotografia. È Melanie Pullen, giovane photographer che già da anni porta avanti un progetto che definire singolare equivale a non renderle giustizia.

Melanie anni fa rimase affascinata da alcune fotografie facenti parte dell’archivio della polizia, immagini scattate sui luoghi dei delitti più disparati, suicidi, morti per annegamento, corpi lasciati in mezzo al loro stesso sangue. La sua attenzione però fu catturata dai particolari che componevano le fotografie, dalla loro bellezza in quanto immagini… la morte insomma passava in secondo piano.

Così nacque High Fashion Crime Scenes, una serie di fotografie di grandi dimensioni che hanno come tema unico la morte. Melanie ricostruisce, con l’aiuto di una troupe che lavora come a un film, le scene di ritrovamento dei cadaveri - per lo più le vittime sono donne - e per farlo utilizza modelle che veste con capi di alta moda. Persino i nomi delle foto (Prada, Chole, Luis V., Marc and the Pigeon…) richiamano i più grandi fashion brand mondiali.

A parte l’originalità, cosa esce da tutto l’enorme lavoro che sta dietro ogni singolo scatto? La morte ci viene restituita in tutta la sua enorme valenza, trascende la tragedia della perdita di una vita, risplende negli splendidi colori accessi o nei bianco e nero ora fumosi ora più netti, nel magnifico gioco di luci presente un po’ ovunque, per divenare elemento stesso del divenire. Nelle molte serie della Pullen (Taxi, Hanging, Water o Barrell, quest’ultima che lascia pensare a omicidi seriali) spesso la morte torna negli occhi di chi guarda in una composizione quasi poetica. Le rive dei fiumi, la neve, i prati verdissimi che contrastano con i tacchi alti di vernice sono componenti auliche nell’immaginario collettivo. Ma la Pullen non si ferma qui: i corpi di molte donne sono in mezzo ai rifiuti, dietro lamiere o squallide reti metalliche. Niente di più lontano dalla poesia: il corpo diventa qualcosa da buttare, la morte non ha dignità, perde qualunque forma di rispetto.

Le foto non spiegano da quale delitto siano state ispirate, ma l’abbiagliare modelli e modelle con capi haute couture racconta decisamente una storia. I corpi hanno una loro personalità che traspare da ciò che indossano, dai particolari che li circondano, dagli accessori e soprattutto dalle calzature.

Tra gli scatti c’è anche un autoritratto, l’unico nel bel catalogo che guarda in camera (ma poi la Pullen ha realizzato altre composizioni con gli occhi puntati a chi guarda).

Ci spiace non potervi mostrare la sorprendente potenza di queste immagini, ma un’idea potete farvela sul sito ufficiale www.melaniepullen.com Chi invece volesse avere un assaggio dal vero (la differenza della percezione è notevole), una parte di High Fashion Crime Scenes è in mostra alla galleria MiCamera, a Milano, fino al 17 novembre.

Commenti (0)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica