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  • La mostra di David Lynch a Milano
di Daniele Federico


David Lynch: regista, pittore, scultore, fotografo. Le opere giovanili per la prima volta in mostra alla Triennale di Milano

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Il regista Andrei Ujica dice che sono pochi i cineasti le cui radici affondano nella pittura; semmai vengono dalla letteratura, a volte dal teatro.
Io sono sempre più convinto che i geni si manifestino in una sola arte per circostanze, per scelta, ma così dimostrano solo una delle loro reali possibiltà.
David Lynch è così.
Praticava l'arte della pittura ben prima di dedicarsi al cinema e a diciannove anni si trasferì a Philadelphia per studiare presso la Pennsylvania Academy of the Fine Arts. I suoi disegni, i suoi dipinti, le sue immagini fotografiche manipolate hanno sempre offerto una visione distorta della realtà, una tensione fantastica rivolta verso il mostruoso, il deforme e l'abnorme.

"Un tempo vi erano molti più fiammiferi che accendini e, dal momento che le scatole erano neutre, vi si poteva disegnare sopra.[...] Era piacevole fare questi disegni sulle scatole di fiammiferi".
David Lynch - intervistato da Kristine McKenna

Lynch è uno di quelli che appuntano e disegnano su qualsiasi oggetto si offra a portata di mano. Accanto alle scatole dei fiammiferi, osserviamo gli innumerevoli fazzoletti da bar e, naturalmente, fotografie e tele su cui interviene con una molteplicità di materiali e manipolazioni anche digitali. Il tutto inserito in un allestimento che si fa in sé opera artistica, in cui (sono in molti a dirlo) la cosa migliore da fare è smarrirsi nelle atmosfere malate, incomprensibili facendosi guidare dal proprio io più profondo.
Non curarsi di comprendere tutto, come quando si guardano i suoi film: nessuna recensione potrà rendere l'esperienza di guardare una delle pellicole di Lynch. Sarà sempre bello parlare di Twin Peaks, tutti ne discutevano quando uscì in TV, ma la verità è che bisognava guardarla quella serie e abbandonarsi all'irrazionalità e illogicità.
Un saggio zen, per spiegare il Tao, dice: non basta la parola acqua scritta sul fondo di un bicchiere per dissetarsi.

Particolarmente incisiva, tra le opere in mostra, è la serie di fotografie manipolate in digitale, dal titolo "Distorted Nudes", realizzate assemblando immagini erotiche dal 1840 al 1940 in pose sensuali.

L’allestimento, che come già detto è stato curato dallo stesso Lynch, è accompagnato da musiche: suoni leggeri e angoscianti per guidare lo spettatore e aiutarlo a rendere la mostra più vicina a una esperienza sensoriale che a una fruizione.
Assieme alla mostra è stato stampato un pregevole catalogo nel quale tutte le opere sono commentate dallo stesso regista/artista nel corso di una conversazione intavolata con la giornalista americana Kristine McKenna. In più vi si trova un colloquio tra Boris Groys, filosofo, e Andrei Ujica, cineasta, sui legami tra arte e cinema nel XX secolo. Materiale d’oro per chi è alla continua ricerca di connessioni e di “spiegazioni” sull’opera di Lynch.

Titolo: The Air is on Fire
Sede: La Triennale di Milano
Periodo: 9 ottobre 2007 – 13 gennaio 2008
Mostra a cura di: Hervé Chandes con Hélène Kelmachter e Ilana Shamoon
Orari: dalle 10.30 alle 20.30; lunerdì chiuso, tel. 02.724341
Costo del biglietto: 8 € - 6 € - 5 €

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