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  • Il mondo non basta
di Alessandro De Simone


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Il mondo non basta, dovremmo dircelo tutti ogni mattina quando ci guardiamo allo specchio. A James Bond in realtà il nostro pianeta è sempre stato strettino, al contrario dei suoi elegantissimi completi di Brioni o del suo precisissimo Omega (il modello con il raggio laser non è in vendita).

Stavolta l'agente dell'Intelligence britannica deve fronteggiare il folle piano di Renard (vestito e coerentemente stufo di fare il proletario) d'impadronirsi del petrolio di tutto il mondo (ah, ah, ah, risata satanica). In realtà la storia non è così banale, ma per chiunque abbia un'infarinata di cultura classica risulterà priva di qualunque sorpresa sin dalle prime battute e comunque sia, James Bond, come il Domani, non muore mai. Neanche di AIDS, visto che sono 19 film che continua ad avere rapporti occasionali senza farci vedere neanche l'ombra di un profilattico, rischiando anche qui di compromettere la salute (che è per entrambe tanta) di Sophie Marceau e Denise Richards, mentre Maria Grazia Cucinotta, killer spietata (di qualunque favella cerchi di articolare) al soldo di Renard, se la compromette da sola suicidandosi dopo 16 minuti di film, ovvero l'immancabile sequenza che precede i titoli e la canzone (The World is not Enough dei Garbage, God Bless Shirley Manson).

Insomma, gli ingredienti ci sono tutti, ma non bastano neanche quelli, soprattutto per fare un buon film, meglio, un buon film d'azione, come si spera debba essere uno 007. Michael Apted, tanto per iniziare, è un buon regista, ma tremendamente discontinuo, che alterna ottime cose ad altre che lasciano quanto meno perplessi ed è comunque poco efficace nel dare ritmo alle scene più concitate (la seconda notà di regia era affidata a Vic Armstrong, presente anche nei due precedenti Bond-Brosnan, che non è riuscito però a chiudere le falle). Inoltre, per un regista come Apted che può avere delle intuizioni anche geniali, lavorare con una produzione forte alle spalle che concede poco è un limite ancora maggiore (lo si era già visto in Nell, in pratica un film di Jodie Foster.

Altro grosso problema la sceneggiatura che conferma uno dei difetti maggiori degli ultimi 007, ovvero la poca fantasia, e probabilmente anche il poco impegno, nello scrivere le storie, certi che il prodotto si venda grazie al personaggio ed all'imponente campagna pubblicitaria che ogni volta accompagna l'uscita di un nuovo film di James Bond.

Non è un caso però che Goldeneye sia stato l'ultimo film della serie di ottimo livello, perchè diretto da Martin Campbell, un maestro nel dare ritmo a film movimentati, e con una storia più intrigante (l'agente inglese che diventa cattivo per dominare il mondo, anche invidioso di Bond). Così come l'inserimento di Michelle Yeoh ne Il domani non muore mai apriva le porte all'action di Hong Kong, rinnovando in qualche modo la formula.

Qualcosa d'intrigante c'è anche ne "Il mondo non basta", specie per quanto riguarda il personaggio di Sophie Marceau, ma se non si cambia certo non basterà per il futuro.

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