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È sempre molto tenero trovare qualcuno attaccato alla propria città e alle proprie origini, soprattutto se questo attaccamento porta ad omaggi artistici pieni d'amore. Bonnie Hunt ha scelto, per la sua prima prova da regista, di trattare proprio una materia che conosce e che le sta a cuore: la Chicago della sua infanzia, multietnica e colorata, città ancora vivibile e al cui interno è possibile sognare. Una dichiarazione d'amore innanzitutto, per poi passare attraverso la nostalgia della famiglia e il desiderio di crearsene una uguale.

E d'amore questo film è pieno, anzi traboccante, sia per come è stato realizzato che per i contenuti che tratta. Per girarlo la regista ha utilizzato luoghi realmente esistenti, magari modificandoli appena, perché risvegliavano il lei ricordi e sensazioni e perché gli abitanti di Chicago potessero riconoscerli. Nella scelta degli attori si è voluta circondare di amici e conoscenti di vecchia data in modo da creare un clima familiare sul set e lasciare spazio all'improvvisazione. Questa esigenza di realismo e naturalezza ha dettato anche la scelta di far recitare un gorilla non ammaestrato nelle scene del giardino zoologico. Il risultato di tutto ciò è un ambiente estremamente allegro e leggero, dove i personaggi sono davvero a casa e lo spettatore è avvolto dalle atmosfere delle notti estive. Pur toccando tematiche delicate e scottanti, come i trapianti d'organi, la collocazione degli animali in habitat naturali anziché in anguste gabbie e l'inserimento degli anziani nella vita quotidiana e il sostegno che essi possono essere per tutti noi, questa è soprattutto una storia d'amore, il tipico racconto di due cuori legati dal destino, in uno zuccheroso idillio fatto di attese e passeggiate mano nella mano.

Nel ruolo di Bob, l'architetto rimasto vedovo che dopo un anno ricomincia a vivere, c'è un inaspettatamente romantico David Duchovny che tra un episodio di X-Files e l'altro ha trovato il tempo di mettere la sua recitazione misurata al servizio dell'amica Bonnie. Lontano dai tormenti interiori di Fox Mulder, ci regala stavolta un personaggio pacato e solare la cui esistenza è guidata dal sentimento, una veste totalmente nuova che cambia anche il look impeccabile in più informali jeans e magliette di cotone, per la gioia delle fans.

Minnie Driver interpreta Grace, la ragazza di cui Bob si innamora, reduce da un trapianto cardiaco. Grace è una ragazza angelo, di quelle tutte dedite alla casa e sempre pronte a dispensare sorrisi, le albe chiare che scrivono lettere su piccoli fogli rosa e se ne vanno in giro in bici, amano i bambini e sono adorate in famiglia, le piccole donne cresciute che hanno mantenuto la semplicità fanciullesca, piene di pazienza e alle quali tutto riesce bene, le anime pure nella cui mente non passa mai un cattivo pensiero. Insomma, il tipico personaggio a cui si affezionavano una volta le massaie. Vengono poi gli anziani del ristorante italo-irlandese (in cui si servono inquietanti piatti di ravioli con cavolo bollito!) che formano un gustoso gruppo di buontemponi borbottanti, stranamente favorevoli ai giovani, descritti con tutta una serie di luoghi comuni, soprattutto sugli italiani.
Da questo quadro di marzapane esce solo la divertententissima interpretazione di James Belushi, nei panni del padre di famiglia lavoratore e un po' rude, eccezionale nel rendere spassoso il grottesco quadro familiare colmo di marmocchi che ripetono le parolacce degli adulti, piangono, gridano e giocano addosso al papà omaccione.

Strizzare l'occhio alle commedie di Capra va bene, ma questo film sembra addirittura girato in un decennio del passato o forse si inserisce semplicemente in quell'ottica tanto cara all'America dei lavoratori immigrati legati alle origini e alle tradizioni. Una cosa è certa: nel voler raccontare una storia d'amore, Bonnie Hunt ha realizzato un film personalissimo parlando in primo luogo di se stessa, dei posti da lei amati e delle persone che la amano, un idilliaco quadro da lei stessa dipinto in omaggio a Chicago, ai suoi abitanti e ai buoni vecchi, cari valori familiari.