// tutti i diritti riservati ™ Alphabet City S.r.l.
E-MAIL
REGISTRATI ALLA NEWSLETTER
.Home .Visioni .Suoni .Letture .Lifestyle
RSS
17 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Comics
  • Demian - Il biondo cavaliere di Marsiglia
di Alessandro De Simone


Demian ci ha salutati, ma la sua miniserie resterà a lungo nella memoria degli appassionati di fumetti

Immagine

Iniziamo facendo i complimenti a Sergio Bonelli. Prima di tutto perché non è facile mandare avanti una casa editrice nel disastrato panorama editoriale italiano, ma il buon figlio di Gian Luigi ci riesce da quasi mezzo secolo, contrastando i momenti cupi con idee e personaggi sempre nuovi.

Sono passati oltre vent’anni da quando Dylan Dog tirò fuori da brutte acque la casa editrice e oggi, in un periodo in cui le serie di ampio respiro e di lunga durata segnano il passo, Bonelli figlio non si è perso d’animo e ha tirato fuori dal cilindro, mutuandole dai mercati giapponese e americano, le miniserie. Diciotto numeri o giù di lì, una formula che permette al pubblico di affezionarsi al personaggio e all’editore di non andare in rovina, ma soprattutto agli autori di misurarsi con una struttura narrativa certamente più rigida, ma anche stimolante, dato che la sfida è quella di raccontare l’eroe in un tempo molto più limitato, ma comunque nella sua completezza.

Demian è stata una vittoria sotto tutti i fronti, riuscendo ad appassionare un pubblico tutt’altro che di nicchia, numericamente parlando, ma soprattutto perché ci ha presentato un personaggio nuovo per l’universo Bonelli.

Ambientato nel sottobosco criminale di Marsiglia, il giustiziere biondo creato da Pasquale Ruju (già sceneggiatore per Dylan Dog e Nathan Never, qui alla prima prova in solitaria) si muove tra la malavita organizzata e la società segreta di cui ha fatto parte e per la quale ancora opera per amore della giustizia.
Demian è uno di quei personaggi misteriosi e romantici che riesce a coinvolgere il pubblico maschile per la sua abilità nell’arte della guerra e quello femminile per il suo amore per la poesia (Prevert e Rimbaud su tutti) e il suo fisico statuario. Come sempre molto curato nella ricostruzione (Marsiglia è proprio come la vedete nelle tavole della serie), Demian ha la sua grande forza nella costruzione dei personaggi, tutti perfettamente delineati psicologicamente e dalle mille sfaccettature e contraddizioni. E se da una parte è ovviamente l’eroe a prendersi la ribalta, sempre alla ricerca del suo passato e di una ragione per andare avanti, segnato da perdite irrimediabili e laceranti, dall’altra scopriamo, anche in quelli che dovrebbero essere i semplici caratteri di raccordo, sempre presenti in una serie, una profondità e un’umanità davvero straordinariea. Esempio lampante è il numero 17 della serie, in cui Edmond, oste paffuto e amorevole compagno di Viviane, vera e propria madre adottiva di Demian, diventa protagonista assoluto di una storia che porterà Demian a risolvere dei conti lasciati in sospeso una volta per tutte.

Così come è impossibile non appassionarsi alle tempeste interiori della poliziotta Marie Velasco, figlia di contrabbandiere e innamorata follemente di Demian, ma allo stesso tempo affascinata dal misterioso Jean Luc Corsari, detto Le Loup, boss del milieu marsigliese a capo del Trait d’Union, il clan creato da Herode Martial, ucciso dallo stesso Corsari, killer spietato formato da una tragica infanzia in Italia.

Insomma, Demian è senz’altro stata una delle più belle realtà del fumetto italiano delgi ultimi anni, l’unica critica che gli si può muovere sta nel fatto che non sempre i disegnatori erano all’altezza delle storie, ma è pur vero che Bonelli sta dando a molti giovani talenti la possibilità di cimentarsi in prodotti per il grande pubblico.

Finito Demian, lunga vita a Demian, visto che già siamo in attesa dell’annunciato speciale previsto per l’anno prossimo e in cui speriamo di conoscere la sorte del biondo vendicatore di Marsiglia.

Commenti (1)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica