Dopo nove anni si conclude la saga creata da Luca Enoch e portata in edicola da Sergio Bonelli. E ci si resta anche male…

Ricordo ancora quando a una fiera del fumetto a Roma mi capitò per la prima volta tra le mani un albo di
Sprayliz. Era il 1996 e mi accorsi subito che il ragazzo aveva del talento. Parlo ovviamente di Luca Enoch, la cui prima eroina non ebbe purtroppo la fortuna che si sarebbe meritata. Liz era bella, libera, socialmente e politicamente impegnata, refrattaria a qualunque forma d’autorità e, soprattutto, era una ventata d’aria fresca nel panorama fumettistico italiano, trattandosi oltretutto di un personaggio destinato a un pubblico adolescenziale o poco più che non nascondeva di gradire anche la compagnia di una sua compagna di scuola, oltre che del suo ragazzo, poliziotto e nero.
Insomma, Enoch, classe 1962, senz’altro uno dei personaggi più interessanti del nostro fumetto, ha una predilezione per queste giovani ribelli e non a caso
Geaha le stesse caratteristiche di Sprayliz, sebbene sia ben più androgina della sua mora e atletica amica di carta, personaggio che salutiamo a questo punto per parlare del biondo Baluardo che ha salvato la Terra dalla distruzione da parte dei demoni.
Già, perché dopo nove anni e, dicono, numerose incomprensione con il suo editore Sergio Bonelli, Gea è arrivata alla fine del suo cammino, dando a chi ancora cammina sul nostro pianeta la speranza di un periodo di pace, sebbene a costo di enormi sacrifici. Nove anni durante i quali questa miniserie ha subito evoluzioni e trasformazioni straordinarie, iniziando come un fantasy metropolitano per teenagers, con non pochi ammiccamenti a X-Files, proseguendo su una china horror che ha caratterizzato la parte centrale, sino a diventare una vera e propria parabola cristologica ed ecologista nel lungo finale.
Ma proprio il passare attraverso queste molte anime non ha giovato alla saga, i cui ultimi numeri erano sempre più tirati per i capelli, con tempi e accadimenti dilatati e situazioni reieterate fino allo stremo. Tutto questo per giungere a un finale affrettato e deludente, che lascia l’amaro in bocca quasi quanto quello di It di Stephen King.
Un vero peccato, perché Enoch ha talento da vendere, anche se tende a compiacersi molto di quello che fa e il difetto maggiore di Gea sta proprio in questo suo crogiolarsi nella complessità della storia, facendo così perdere più volte il filo del racconto al lettore.
Assolutamente meritevoli sono i messaggi forti che Enoch manda attraverso la sua eroina, da quello ecologista a quello pacifista ed è proprio il caso di dire che la Terra salva se stessa, perché Gea altro non è che la nostra Madre, la grande malata che alla fine decide di curarsi da sola, combattendo contro i demoni e contro quella parte di umanità che la odia distruggendola giorno dopo giorno.
Chissà se la rivedremo mai Gea, se sapremo qualcosa del suo bambino e se dovrà combattere ancora nemici da altri mondi e altre dimensioni. Per ora sappiamo che fra un anno Enoch ci regalerà un nuovo personaggio, rigorosamente femmina, che sicuramente non ci farà rimpiangere questa ragazzina che abbiamo visto crescere e diventare donna.
E che adesso andrà incontro alla vita.
Senza di noi.
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