A chi si chiede come mai proprio il Noir in Festival sia tra le manifestazioni cinematografiche indicate da Variety come imperdibili (dopotutto si tratta di pochi giorni, in un luogo non esattamente agevole da raggiungere e per di più in mezzo alla neve), noi rispondiamo: ci siamo stati e possiamo spiegarvelo.
Innanzitutto la scelta dei film, sia corti che lungometraggi, sia di fiction che documentari, è notevole: raramente si esce dalla sala insoddisfatti. Poi il festival stesso tratta i suoi ospiti (tutti i suoi ospiti) con i guanti bianchi. Al di là della logica divisione in hotel differenti, non ci sono trattamenti appositi per “le star” e altri per “la stampa”. Anche perché qui non ci sono star da tappeto rosso, ma interessantissimi autori di libri e pellicole. Le auto del festival sono a disposizione, l’ospitalità c’è praticamente per tutti, cene omaggio, buoni pasto o pass di sconto risolvono anche a questione nutrizione (e che piatti, gente, con la cucina locale!), ma soprattutto si possono incontrare scrittori e registi in tutta tranquillità, senza stress. Durane le interviste, certo, ma anche nel corso della giornata, magari trasportati dall’aeroporto a Courmayeur all’interno della stessa auto, a scambiarsi opinioni su quel romanzo o quel certo film.
Per far questo ci vuole davvero stile, ci vuole charme. Come dire, la classe non è acqua. Poi ci si mette anche il tempo e la cornice si fa più suggestiva se, come quest’anno, si passa da pochi fiocchi di neve a quasi mezzo metro di bianco paesaggio in cui far affondare gli stivali. E il lavoro, inconiciato da un paesaggio che toglie il fiato, organizzato alla perfezione, ma senza affanni, rispettato da organizzatori, uffici stampa e gente del luogo, scorre via facile e con estrema fluidità, tanto che ti sembra (quasi) di essere un po’ in vacanza.
Ovviamente c’è stato anche tempo per lo shopping: 50 euro spesi in formaggi tipici e una bottiglia di Genepì. Ma questa è un’altra storia…