Uno dei più grandi comici del mondo, vero e proprio genio della meravigliosa arte dello stand up comedian, per Alphabet City una leggenda vivente. Non potevamo farcelo scappare

Purtroppo non molti in Italia conoscono il genio di Jerry Seinfeld. Comico straordinario, Seinfeld ha conosciuto il grande successo con la sit-com che per sette anni ha portato il suo nome e che mandò l’America nel panico quando Jerry decise dire basta all’apice del successo. Era il 1997 e per dieci anni si sono perse le tracce di questo artista straordinario. Ci è voluta la Dreamworks per farlo tornare alla ribalta nei panni gialli e neri dell’ape Barry, protagonista di
Bee Movie. Jerry Seinfeld è venuto a Roma e abbiamo avuto l’onore di incontrarlo e fargli un’intervista per pochi intimi.
Mr. Seinfeld, nella prima scena di Bee Movie Barry sfreccia tra le highway dell’alveare su una fiammante spider, quindi la prima domanda mi viene spontanea: come procede la sua collezione di automobili?
Molto bene, grazie, credo di essere arrivato a un numero di Porsche umanamente impossibile.
Già, le Porsche, come mai quest’ossessione per le Porsche?
Mi piacciono le automobili compatte e con le forme tondeggianti, non amo i grossi modelli squadrati, le auto piccole mi danno molto più calore. Proprio qualche settimana fa ho comprato un pezzo da collezione di cui sono molto fiero: una FIAT 500 del ’63, assolutamente perfetta.
Ma immagino che negli ultimi dieci anni non abbia solo collezionato automobili. Com’è stata la sua vita dopo la decisione di chiudere Seinfeld?
Vediamo, per due anni e mezzo ho giocato a biliardo, passavo praticamente tutta la giornata nella sala da biliardo davanti casa e devo dire che sono diventato davvero un buon giocatore. Poi una sera sono andato a vedere uno spettacolo di Chris Rock e mi è tornata la voglia di scrivere e di ricominciare come stand up comedian. Poi ho scritto qualche libro e negli ultimi cinque anni ho lavorato a Bee Movie. Insomma, mi sono tenuto abbastanza occupato.
Quando decise di chiudere Seinfeld, la notizia uscì in prima pagina sul New York Times e il Time Magazine la mise in copertina. Come si sentì in quel momento?
Non ebbi particolari problemi, a dire il vero. Seinfeld aveva dato tutto, o meglio, io avevo dato tutto a Seinfeld e sapevo che se avessi continuato non ci sarebbe stato lo stesso standard qualitativo. Tutto quello che accadde intorno a quella decisione non mi toccò più di tanto.
Bee Movie: perché proprio un film su un’ape?
Perché essere un’ape è bellissimo! Voli a velocità pazzesca e mangi miele tutto il giorno, il tutto però inscritto in un sistema perfetto. Era proprio questa la cosa che mi interessava di più, mostrare attraverso l’organizzatissimo mondo dell’alveare come anche il lavoro più apparentemente insignificante possa essere in realtà fondamentale quando si vive in una società organizzata e ricca di armonia.
C’è qualcosa nell’esperienza di Seinfeld che ha riportato in Bee Movie?
Prima di tutto il genere. Bee Movie è una commedia come lo era Seinfeld e per me far ridere la gente è una cosa importantissima, perché si tratta di una meravigliosa forma di fuga dalla realtà. Era una delle ragioni del successo di Seinfeld, in cui i protagonisti sembrava che non lavorassero sul serio, vivevano in un mondo divertente e rilassato, in cui si litigava per le sciocchezze più assurde per questo piaceva così tanto al pubblico. Anche in Bee Movie c’è questa specie di paradosso, visto che si parla di un mondo in cui tutti lavorano sodo e sono felici.
Bee Movie ha preso cinque anni della sua vita, ma in generale lei non ama lavorare su progetti non suoi. Dopo Seinfeld avrebbe potuto avere proposte da chiunque, ma ha preferito restare comunque in disparte. A cosa è dovuta questa scelta?
Vedi, se io dovessi fare semplicemente l’attore, sarei molto meno bravo di chi l’attore lo fa per mestiere, perché io in realtà non lo sono. Quello che conta per me, che ha sempre contato, è l’idea e la possibilità di poterla sviluppare dall’inizio alla fine in tutte le sue parti. Se dovessi lavorare su qualcosa scritto da un altro non riuscirei mai ad arrivare alla fine, mi annoierei molto presto.
Un’ape vola, ha una forza incredibile, ha anche un bel costumino giallo e nero, è una specie di supereroe, come Superman, di cui lei è un grande appassionato…
Certo che sono appassionato di Superman, voglio dire, chi non lo sarebbe, chi non vorrebbe volare con quel mantello rosso che sventola, solo per quello ti viene voglia di essere Superman. E poi, nonostante tutti i suoi superpoteri, è costretto ad affrontare gli stessi problemi che abbiamo anche noi umani, una ragione in più per amarlo.
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