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  • Amore a prima svista
di Alessandro De Simone


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La poetica del diverso dei fratelli Farrelly sta assumendo film dopo film, considerando anche la sceneggiatura di Dimmi che non è vero, dei caratteri da analizzare con grande attenzione. L'estetica del freak è un concetto troppo superficiale e con cui si potrebbe facilmente liquidare la loro presunta voglia di sbalordire. In realtà restare a bocca aperta di fronte alle esilaranti situazioni di Amore a prima svista dovrebbe farci vergognare. Ma farci chi, poi? Noi normali? E chi è che decide dove finisce la normalità e inizia il fenomeno da baraccone? In queste mille sfumature sta la capacità dei Farrelly di spiazzare lo spettatore, nel non farlo sentire a suo agio e nello stesso tempo di farlo identificare in ciò che non vorrebbe mai essere. Un processo di traslazione tanto contorto quanto necessario e che permette ai fratelli di spaziare con grande facilità all'interno dei generi. Io, me e Irene altro non era che un horror ben camuffato e d'altra parte Amore a prima svista rispetta tutti i canoni della commedia sentimentale, mentre Dimmi che non è vero era il più classico dei melò. Grazie a questa loro consapevolezza cinefila, i Farrelly riescono a confezionare situazioni normali per persone eccezionali, una sorta di action al contrario, e riuscendo a coinvolgere, grazie all'aura di trasgressione che gli hanno cucito addosso e che si guardano bene dal togliersi, anche le persone più insospettabili, vedi Gwyneth Paltrow, una platessa che con qualche chilo, qualche anno e qualche esperienza in più sta dimostrando di potersi trasformare in un sorprendente delfino. Ed è bello vederla non come protagonista assoluta, ma spalla di un Jack Black che potrebbe essere per i prossimi anni ciò che per sempre sarà John Belushi. Sapete, è solo una questione di proporzioni.

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