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  • La ragazza con l’orecchino di perla
di Federica Aliano


Scarlett Johansonn inonda di sensualità la pittura di Veermer

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Scarlett Johansson è probabilmente la più grande promessa cinematografica degli ultimi anni. Per quanti hanno seguito il suo percorso, già in L’uomo che non c’era dei Coen riusciva a mantenere la scena nonostante il confronto con un colosso della recitazione come Billy Bob Thornton e Lost in Translation di Sofia Coppola la ha definitivamente consacrata attrice di prim’ordine. Adesso, in questo La ragazza dall’orecchino di perla, Scarlett fa ruotare intorno a sé un intero universo e tutto il film si regge sulla sua interpretazione. La sua Griet, timida e silenziosa, non può ricorrere alla parola per esprimere i sentimenti che prova: l’epoca storica e il contesto in cui il film è ambientato non lo consentono. Allora ecco che Scarlett affida tutto al suo viso dolce, enigmatico e sensuale, al suo giovane sguardo intriso di curiosità, a movenze del corpo misurate e puntuali.
Il film racconta intanto una storia di disarmante sensualità, un’attrazione impossibile da assecondare, persino da confessare, un gioco di sguardi e respiri che si avvicinano, si intrecciano e subito fuggono l’uno dall’altro.
Colin Firth nei panni del celebre Vermeer è piuttosto granitico, di certo ha avuto momenti migliori nella sua carriera, ma tutto questo non fa che accrescere il mistero e l’alone di distacco e austerità del suo personaggio e finisce con il lasciare maggiore spazio alla leggiadra figura di Griet, una ragazza forte e alquanto emancipata, una donna che si permette di capire l’arte e la cultura, che si prende i suoi piaceri e le sue rivincite sulla figlia del pittore (salvo poi pagarne lo scotto), una che rivendica la propria sensibilità nonostante le umili origini.
La messa in scena è scarna, ma efficace: quasi tutto il film si svolge all’interno della casa dell’artista, tra fasci di luce e angoli in penombra, alla luce di candele e al brillare di gioielli. I personaggi di contorno sono efficaci, in particolare Essie Davis nei panni della capricciosa e stupida moglie di Vermeer, e Judy Parfitt in quelli dell’austera e algida calcolatrice Maria Thins.
In quasi nessuna scena tuttavia è assente Scarlett. Griet e Vermeer si girano attorno, si annusano e poi, finalmente, si sfiorano, scatenando una tempesta di emozioni e di eventi che resteranno indelebili nella mente di Griet. Per sempre, anche se è solo una modella. Anche se è solo una cameriera, una Cenerentola senza principe. Perché lei non ne ha bisogno.

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