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08 febbraio 2012  



  • Letture - Libri - Recensioni
  • Harry Potter e l'Ordine della Fenice
di Silvia Quadraccia


Il quinto libro dedicato alle avventure del maghetto creato da J.K. Rowling

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Era il giorno più caldo dell'estate, passeggiavamo nel cuore di Londra, poco distante da una tipica cabina telefonica e proprio accanto a un malandato negozio di abbigliamento fuorimoda, si nascondeva una graziosa ed accogliete libreria. E' lì che inizia la nostra storia.
Una storia che ci condurrà fin nelle stanze più segrete, nei corridoi più bui e dimenticati del Ministero della Magia, una storia che ci farà finalmente conoscere i volti del male, i nomi dei mangiamorte, una storia che costringerà il nostro eroe a rinunciare a tutte le figure di riferimento, una storia che ci condurrà sull'orlo di una drammatica guerra.
Parlando di Harry Potter e l'Ordine della Fenice potremmo dire tante cose: che la Rowling ha una prosa semplice, ma avvincente, che la trama è ben costruita anche se, forse, con una punta di azione di troppo; potremmo dirvi che questo volume può essere considerato un'opera di transizione tra Il calice di fuoco e il sesto libro, ma tutto questo non vi direbbe nulla del libro, non vi suggerirebbe niente della sua essenza.
Il problema è che non si può parlare delle opere della Rowling come dei semplici "libri" di carta e inchiostro, essi sono qualcosa di più. "Harry Potter e l'Ordine della fenice" è fondamentalmente uno spaccato di vita quotidiana di una civiltà vicina e allo stesso tempo distante anni luce dalla nostra. Leggere questo volume vuol dire soprattutto penetrare nei segreti di un nucleo di "partigiani" che tentano di resistere all'ascesa del Male, che lottano a costo della vita per difendere il proprio mondo. La nuova avventura di Harry Potter è tutt'altro che una favola, è una storia drammatica e travolgente che tuttavia risulta vivibile e godibile come, a dispetto di tutto, lo è la vita. La Rowling sa cogliere benissimo questa capacità dell'uomo, che ci stupisce sempre, di difendere se stesso da dolori insopportabili grazie alla gestualità rituale delle piccole, fondamentali, cose di ogni giorno. L'essenza di questo libro è il suo essere una sorta di tappeto volante, che ci può condurre in un mondo fantasticato, ma terribilmente realistico, dove c'è il bene, ma c'è anche tanto, incontrollabile, male, dove non ci si può comodamente adagiare e lasciarsi coinvolgere in un racconto fiabesco, perché è tutto troppo realistico, forse vero. I dettagli, i particolari, i piccoli, noiosi doveri che tutti abbiamo, sono ricostruiti in maniera impressionante tanto che, più di una volta, ci si ritrova a pensare che forse Harry, Ron, Hermione, Silente non siano frutto della parte più "magica" della fantasia della Rowling, ma siano, semplicemente, persone in carne e ossa che la scrittrice inglese ha incontrato un giorno per caso al "Paiolo Magico" mentre sorseggiava un thè al ribes nero.
L'essenza di questo libro, i suo fascino, il suo calore è che per qualche giorno, settimana o mese (per chi sa centellinare il piacere e non si getta in una lettura a capofitto, tanto appagante quanto effimera) riesce a condurci in un mondo altro, in un posto diverso, dove non è tutto bello forse, ma dove c'è tanto calore, tanto amore, tanta solidarietà. Dove quelli che, come noi, non credono che questo sia il migliore dei mondi possibili, può rifugiarsi, per qualche attimo e ritrovare tutte le proprie certezze, tutte le proprie abitudini, ma allo stesso tempo può vivere qualcosa di assolutamente diverso, nuovo, straordinario. Harry Potter lo si ama perché ha tutto il fascino di una favola e tutta la concretezza della realtà, perché sa catturare, rapire, sa lasciarsi amare, sa trasportati in un altrove nel quale non puoi rilassarti, devi semplicemente vivere.
Arrivati all'ultima pagina, chiudiamo il libro. "Ci rivediamo presto, amico", una lacrima spunta silenziosa dai nostri occhi.
Usciamo da quella piccola, accogliente, silenziosa libreria e ci incamminiamo nuovamente per le strade grigie e colorate di questa contraddittoria metropoli, guardando con occhio un po' diverso quella cabina telefonica e quel vecchio negozio di abbigliamento fuorimoda.

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