I vampiri tornano al cinema in grande stile, facendo correre brividi di freddo e di terrore lungo la poltrona. Una bella sorpresa presentata al Noir in Festival 2007

L’horror è uno dei generi più gettonati degli ultimi anni a Hollywood e dintorni, vero e proprio salvagente di molte produzioni che riescono a risanare il bilancio annuale grazie alla casa, il serial killer e l’entità di turno.
Purtroppo, come spesso accade nei casi di sovraesposizione mediatica, il genere ha finito col ripiegarsi, raccontando malamente sempre la stessa storia ha un pubblico sempre più adolescenziale e finendo col non far paura nemmeno a un quattrenne (leggasi: bambino di anni quattro).
Tra remake dal Sol Levante, enigmisti squilibrati e riletture infauste di classici (
The Fog in versione moderna fa desiderare una calata di nebbia repentina con annessi e connessi), sembravano essersi perse le speranze di vedere un horror con delle idee e soprattutto girato con la maestria necessaria per far saltare lo spettatore sulla poltrona.
Soprattutto per questo
30 Days of Night sembra un miraggio nel deserto di ghiaccio e neve in cui è ambientato, perché sebbene la sceneggiatura non sia originale, ma tratta da una graphic novel di assoluto valore (autori Steve Niles e Ben Templesmith), è stata sapientemente trattata da Stuart Beattie, scrittore di talento (
Collateral,
Pirati dei Caraibi) e diretto con sicurezza da David Slade, già regista dell’interessantissimo (e quindi mai uscito in Italia)
Hard Candy.
D’altra parte, è difficile non riuscire a cavare qualcosa di notevole quando si hanno a disposizione 30 giorni di notte in uno sperduto paesino dell’Alaska e una banda di vampiri assetati e spietati (nota a margine: noi lo abbiamo visto in una notte di neve al Noir in Festival di Courmayeur, mai occasione fu più adeguata). 30 Days of Night è un horror di classe, splendidamente carpenteriano (i rimandi a
Distretto 13 sono chiarissimi) e squisitamente contaminato dalla sua anima western melò.
Ottime le interpretazioni di Josh Hartnett e della magnifica Melissa George, che riesce a emanare erotismo anche attraverso la calzamaglia di lana e il piumino, ma soprattutto è un grande piacere rivedere dei vampiri di razza sul grande schermo, in un periodo in cui i principi delle tenebre vanno alla grande sulla carta (
Stephanie Meyer,
Chiara Palazzolo e soprattutto
Dampyr) e sul piccolo schermo (
Buffy), ma che sembravano essere dimenticati dal buio della sala.
Un gradito ritorno, visto che proprio al buio i vampiri danno il meglio…
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