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  • Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
di Silvia Quadraccia


Il messicano Cuaron ci regala un Harry Potter più moderno e dark, scelte vincenti che fanno del terzo episodio cinematografico il migliore della saga

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Eccoci ancora qui a parlare di Harry Potter. Giunti al terzo appuntamento, dopo ben tre anni dal primo incontro, siamo sempre più innamorati. In questa lunga storia alcuni elementi sono cambiati, ed ora ci troviamo di fronte ad uno snodo cruciale della vicenda.
Chi ha letto i libri sa che da questo momento le cose non saranno più le stesse per i maghetti di Hogwords, agli altri lasciamo il gusto piccante dell'attesa. Nel frattempo però godiamoci questo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban.
Il nuovo regista, Alfonso Cuaròn (Y Tu Mama Tambien) prende la telecamera lasciatagli da Chris Columbus, che per questo film decide di rimanere dietro le quinte (come produttore) e le infonde una nuova vitalità. Nascono così riprese angolate, e inquadrature dal taglio "autoriale" che, se non si possono dire realmente originali, almeno rompono la monotonia delle "epiche" panoramiche alle quali ci aveva abituato il suo predecessore. Certo non era facile salire sul treno per Hogwards, un treno fatto di successi internazionali e altissime aspettative, eppure Cuaròn ci è riuscito benissimo e lo ha diretto verso "stazioni" nuove e impreviste, davvero molto interessanti.
Anche dal punto di vista narrativo questo terzo episodio ci sembra nettamente più omogeneo e strutturato dei precedenti. Non si tratta più di un taglio dei romanzi, ma di una vera e propria riscrittura dove tutto si tiene molto saldamente. Le omissioni ci sono naturalmente, ma i buchi no, e non è poco.
Dopo la visione di Harry Potter e la camera dei segreti, rimanevano negli appassionati, una serie di pesanti interrogativi, troppo era stato omesso, come sarebbero riusciti a riprendere i fili del racconto? Ebbene sembra che ci stiano riuscendo.
Quest'ultimo episodio è sicuramente il migliore della serie, è la prima volta infatti che il film, si svincola dal romanzo della Rowling per cominciare ad assumere una propria dignità, una propria indipendenza, per cominciare insomma ad essere realmente "film" e non più solo una trasposizione del racconto. Dotato di un linguaggio proprio, fatto di scelte registiche, di fotografia e montaggio, alleggerito da una colonna sonora più varia e meno retorica, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban ci sembra davvero un incantesimo ben riuscito. Che dietro ci sia lo zampino di Hermione?

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