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  • Chicago
di Federica Aliano


Il musical torna alla ribalta sul grande schermo grazie al genio di Bob Fosse, diligentemente trasposto dall'esordiente Rob Marshall

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Velma Kelly, vuoi forse far credere a questa corte che hai ucciso tua sorella perché andava a letto con tuo marito? Signori della giuria, vorrei farvi notare che la sera in cui Velma Kelly fu arrestata, si esibì nel suo celebre show più superba che mai…
Il passo sicuro sui tacchi alti, la riga delle calze sistemata perfettamente lungo tutta la sinuosa curva delle gambe e, aprendo la porta del backstage, in un sol gesto eliminare il solo nome di Vanessa Kelly dai manifesti. Praticamente un colpo di stato, un'egemonia imposta sul regno sfavillante del palco dei vaudeville. E poi quella frase, "Farò tutto da sola", e la coreografia già modificata e pronta per essere eseguita in 'A solo'. E mai Velma Kelly è mai stata o sarà così brava, mai così irresistibilmente grintosa, come quella sera in cui trovarono il corpo esanime di sua sorella Vanessa e andarono ad arrestarla non appena ultimato il suo numero al vaudeville. Lei li ha visti entrare mentre danzava sul palco, poliziotti pronti a sottrarla al suo pubblico, ma con un solo sguardo e un sorriso eloquente ha subito messo in chiaro la sovranità di quel luogo, "Questo è il mio regno, questi i miei sudditi adoranti. Ora state a guardare e non osate interrompermi. Deciderò io quando seguirvi".
"Si va in scena", diceva ogni mattina il protagonista di All That Jazz. E la vita quotidiana come esibizione spettacolare, lo show recitato fuori dal palcoscenico, Bob Fosse lo ha trasportato anche in questa sua opera felina, dall'aria sensuale e pericolosa, dall'incredibile potenziale dark malcelato dietro i sorrisi ingenui e le acconciature da signora perbene ottenute con ore di arricciacapelli. Roxie Hart, l'assassina che fece parlare di sé tutta Chicago, con il suo sguardo da bambina sognante, una Cenerentola che solo per poco si allontanerà dal focolare, ci porta nel mondo distorto dai suoi sogni, una realtà imbellettata da quintali di cerone e migliaia di strass, una serie di avvenimenti che si susseguono alternando umorismo e pathos come nel migliore varietà. Una chanteuse da poco, Roxie Hart, che segue la logica del 'Parlate anche male, ma parlate di me', una donna comune come tante ancor oggi, che insegue il mito di un titolo sui giornali, bravina sì, ma senza particolari talenti, carina, ma insipida, intelligente, ma non troppo… Insomma, un vero successo mediatico: la ragazza della porta accanto intrappolata in un turbine di alcol e jazz. Costumi dai centimetri sotto controllo e dagli strass fuori dalle dosi consentite dalla legge, musiche dannatamente accattivanti, un corpo di ballo preparatissimo (finalmente!) e tanto, tantissimo jazz!
Un esordio registico decisamente riuscito per Rob Marshall. Del resto ci voleva un regista che è anche coreografo per riprendere una buona volta le danze dalla giusta angolazione! Per non fermarsi sui primi piani, per esaltare i virtuosismi, per enfatizzare un gesto di stile; Rob Marshall e il suo montatore Martin Walsh potrebbero far esibire chiunque! Tagli brevi e netti, soggettive impossibili, danze create ad hoc per la macchina da presa, quasi lo strumento accarezzasse quei corpi in calore, colmi di vita tanto da doversi dimenare o morire. "Mi sento l'uomo più fortunato del mondo - ha dichiarato Marshall - a fare il mio esordio registico con un cast di tale portata".
Richard Gere istrionico e autoironico come raramente lo è stato in vita sua, che gioca con il suo stesso fascino e fa il verso a spogliarellisti dai muscoli pompati e il talento abbondante quanto il ghiaccio nel sahara. Billy Flynt, un avvocato-primadonna, che trova il suo palco nelle aule dei tribunali, re incontrastato di quel grande show che è la giustizia mescolata all'attenzione dei media. Catherine Zeta-Jones visibilmente felice di tornare ai tempi in cui calzava più spesso le scarpette da ballo, ammiccante nell'interpretazione, brava nel canto e ottima nella danza, seppur un po' appesantita, ricca di personalità nel coprire il ruolo della star autentica, quella che non tramonta dopo un successo azzeccato dalla produzione.
Renée Zellweger non smentisce il suo talento per certi ruoli (che a ben scavare non si allontana troppo da un cliché di donna che le si va delineando intorno) ed è straordinaria in certi tratti, in primis nel numero in cui è un burattino sulle ginocchia di Flynt. Certo, pur con tutta la sua arte, non si rende simpatica nel suo voler ostentare l'ossatura sotto la pelle, con quel rossore da contadina che nemmeno quintali di trucco riescono a coprire. Nel passo a due tra Velma e Roxie, la Zeta-Jones sembra essere esattamente il doppio della Zellweger (cioè una donna normale). In compenso Renée deve muoversi il doppio per stare a malapena dietro allo stile di Catherine, con quei suoi 'zompettini' reiterati che qualunque coreografo avrebbe in odio, fumo negli occhi dei profani. Ma la vera perla autentica, in mezzo alle paillettes e alla bigiotteria de film, è John C. Reilly, l'ingenuotto marito di Roxie, l'uomo-oggetto che serve solo a trovare i soldi. Il suo numero di canto e pantomima è forse il momento più alto dell'intera pellicola; il suo Mr. Cellophane è un pierrot caduto in disgrazia, un clown triste che non va ad accrescere il gregge dei troppi clown tristi esistiti. E lui, che in Gangs of New York era stato un viscido, un vigliacco, un traditore opportunista, adesso trasforma il suo sguardo bieco negli occhi più bambineschi e limpidi che si siano visti sul grande schermo negli ultimi anni.
Personaggi sbagliati, imperfetti e per questo adorabili. Non potrete fare a meno di amare le assassine del tango, non potrete evitare d stare dalla loro parte. Perché quello che vi resterà addosso dopo aver visto questo film sarà una frizzante eccitazione, un profumo erotico e pericoloso, che potrete appagare solo in due modi, quelli che portano al più alto grado di estasi.

"Ballare? Chiunque abbia un po' di sale in zucca non desidererebbe fare altro nella vita!"


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