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17 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Recensioni
  • Anthony Perkins - Prigioniero della paura
di Alessandro De Simone


Un'interessante biografia su una delle figure più controverse di Hollywood

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Anthony Perkins è uno di quegli attori che ha avuto la sfortuna di vedere la sua carriera rovinata a causa della sua migliore interpretazione. Sean Connery è stato (ed è anche oggi, a dire il vero) identificato con James Bond, David Duchovny non può fare altro che Fox Mulder e il povero Perkins è rimasto intrappolato nel Bates Motel con il folle proprietario Norman.
Una cattività artistica che ha portato l'attore ad accettare per buona parte della sua carriera ruoli che lo portassero lontano da quella tanto magnifica quanto sciagurata caratterizzazione, accettando prima di molti altri suoi conterranei americani ruoli in Europa e recitando anche in lingue diverse dall'inglese, a riprova del fatto che Anthony Perkins non era solo il protagonista di un film del Maestro Alfred Hitchcock, ma un attore dalle qualità non comuni.
ImmagineSarebbe stato bello se Michelangelo Capua avesse approfondito maggiormente quest'aspetto del Perkins attore, sempre puntiglioso e desideroso di approfondire il personaggio nei minimi particolari. Pur soffermandosi su questi dettagli, il biografo partenopeo preferisce fare un elenco delle numerose frequentazioni intime maschili dell'attore e tracciarne un sommario quadro psicologico, dalla responsabilità di essere figlio d'arte, al rapporto difficile e morboso con la madre, anche lei non indifferente al fascino femminile. Una serie di elementi senz'altro necessari per capire meglio la personalità di uno degli attori più sfortunati della Hollywood del secondo dopoguerra, ma che finiscono col rendere "Anthony Perkins: prigioniero della paura" una biografia segnata da piccoli e morbosi sensazionalismi di cui non sempre c'è bisogno quando si ricorda un artista.
Perkins, infatti, era sì figlio d'arte, ma cominciò subito a mettersi in buona luce grazie al suo talento scoperto sulle assi del palcoscenico e velocemente trasferito sullo schermo. Prima di Psychosono senz'altro da ricordare almeno due titoli, La legge del Signore e Prigioniero della paura, che hanno fatto conoscere al grande pubblico questa giovane speranza del cinema americano. E proprio nell'anno del suo incontro con Hitchcock quello che sarebbe divenuti di lì a poco il folle Norman Bates interpretò una deliziosa commedia come In punta di piedi, in coppia con una giovane Jane Fonda.
Capua fa un eccellente lavoro di ricerca, ma sembra interessarsi di più a quanto di scabroso ha lasciato la vita di Anthony Perkins, ma allo scrittore va reso indubbiamente merito d'aver finalmente colmato una lacuna nel panorama italiano nei confronti di un attore che, nel bene o nel male, resterà una traccia indelebile nella storia del cinema.

Autore: Michelangelo Capua
pp.: 266
Editore: Lindau
Prezzo: 22€

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