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  • Pop Art! 1956-1968
di Federica Aliano


In mostra alle Scuderie del Quirinale circa cento opere rappresentative di un movimento che non ha mai avuto fine

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Pochi movimenti artistici sono riusciti ad essere contemporaneamente giocosi e rappresentativi di una società in pieno stravolgimento come la Pop Art. Colori sgargianti, linee nette e marcate, disegni naïf, ispirazioni che nascono dal quotidiano e dalla produzione in serie. Non staremo qui a farvi una lezione di storia dell’arte, innanzitutto perché non siamo in grado né vogliamo metterci in cattedra, in seconda istanza perché è già stato detto molto, forse troppo, sull’argomento.
Mel Ramos, VirnaburgerPerò visitando la mostra Pop Art! 1956-1968 alle Scuderie del Quirinale si capisce una volta di più e definitivamente come questa forma d’arte sia impossibile da circoscrivere, sia in termini di tempo che di spazio, e si ponga, probabilmente più di ogni altra, in un contesto di attualità spiazzante.
Gli artisti prendevano a modello opere della classicità come gli adv pubblicitari, le pin-up erano le vere regine, la cura degli oggetti si giustificava con una maniacale quanto necessaria sicurezza negli oggetti. Il corpo, specie quello femminile, veniva messo sullo stesso piano di una qualunque altra cosa, veicolo privilegiato, ma non unico, per la promozione di un modello aspirazionale che investiva ogni singolo individuo e ogni aspetto del quotidiano. La rivoluzione era all’inizio, oggi ne raccogliamo i frutti.
Vedere Virna Lisi seduta su un hamburger comporta moltissimi piani di lettura. Dalla meraviglia di chi non sa che fu una pin-up negli States, all’ammirazione per un corpo così seducente al riso amaro di coloro che colgono il senso della “carne di largo consumo”, come in un fast food.

La mostra è davvero ben allestita, anche se la predominanza dei quadri e una sola installazione (la bella e colorata Proposition to Escape: Heart Garden di Martial Raysse) possono deludere chi desiderava ammirare più “tridimensionalità”; in compenso ha il merito di non ridursi alla monografia dei soli grandi esponenti della Pop Art, ma di spaziare anche tra gli artisti minori e tra molti italiani, in primis Mario Schifano con l’immediatezza spiazzante delle sue creazioni.
Le opere sono divise in più sezioni tematiche, con un criterio capace di spiegare anche ai più profani. Molti anche i pezzi famosi, dai tanti Roy Lichtenstein, ad Andy Warhol, da Hamilton a Mimmo Rotella, a Gilli...

Richard Hamilton, Just what was it made yesterday's homes so different, so appealing

E anche se la Pop Art è in molti casi serialità e riproducibilità, anche se molte volte abbiamo visto le riproduzioni di immagini su immagini, ritrovarsele davanti, dal vivo, ha un effetto straniante. Di fronte a Marilyn di Warhol ci riesce a vedere da fuori, come altri da sé, come in una fotografia scattataci mentre eravamo lì, a testimoniarci partecipi di un atto creativo che si completa solo con la fruizione, con la fama dell’artista tanto cara all’autore.

Chiudiamo con un consiglio: se andate a vedere una mostra qualunque sulla Pop Art, tenetevi lontani dai sedicenti intenditori: vi annoieranno con le loro carrettate di luoghi comuni. Lasciatevi investire.

Roy Lichtenstein, PistolPop Art! 1956-1968
Scuderia del Quirinale
Roma, via XXIV maggio, 16
www.scuderiequirinale.it

dal 26 ottobre 2007 al 27 gennaio 2008
da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00
venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30
(ingresso consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura)

Biglietti:
intero 10,00 euro, ridotto 7,50 euro
gruppi (min. 12 max 25 persone) 7,50 euro
scuole (min. 12 max 25 studenti) 4,00 euro
da lunedì a venerdì con prenotazione obbligatoria

Biglietto integrato Scuderie del Quirinale e Palazzo delle Esposizioni
intero 18,00 euro ridotto 15,00 euro
è valido per 3 giorni dalla data di emissione e permette di visitare tutte le mostre in corso alle Scuderie del Quirinale e al Palazzo delle Esposizioni



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