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di Federica Aliano


L’America suburbana nelle fotografie di Greg Crewdson, in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma

Immagine

Esiste l’America delle grandi città, quelle come New York e Boston, piene di lavoratori frenetici. C’è l’America di Hollywood, la California e Los Angeles, dove il cielo è sempre blu e tutto è immagine e glamour. Poi c’è l’America suburbana, quella dei centri abitati con le villette a schiera, con i prati all’inglese e le cassette della posta tutte uguali, dove i bambini vanno a scuola da soli e i garage si chiudono solo la sera. È questa l’America preferita da Gregory Crewdson per le sue fotografie, il suo immaginario parte proprio da qui e nello stesso punto fa ritorno.
Dalla serie "Dream House", senza titoloIn mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la monografica a lui dedicata raccoglie un compendio delle sue opere, divise in serie ordinate dallo stesso artista, da “Early Work” (che racchiude i primi lavori, risalenti al finire degli anni ’80) a “Beneath the Roses”, la più recente, con immagini realizzate dal 2003 al 2005.
Crewdson lavora con un immaginario collettivo già consolidato, attingendo a piene mani dal cinema di fantascienza come genere classico americano. Dalla serie “Twilight” non è difficile capire che molto cinema lo ha ispirato, film come Incontri ravvicinati del terzo tipo, ambientato in quei suburbs che Crewdson tanto ama. Ed è per questo che il fotgrafo ha preso a lavorare come fosse un regista, avvalendosi di una vera e propria crew di collaboratori per realizzare le complicatissime scenografie e fermare le inquietudini e le sensazioni più disarmanti in una stampa di grande formato. A volte ha persino voluto degli attori come protagonisti dei suoi scatti, come nella serie “Dream House”, in cui ciascuna foto ritrae un’attrice famosa, da Julianne Moore a Gwyneth Paltrow.
Le sue immagini, tutte senza nome, hanno la facoltà di spiazzare lo spettatore (già, perché qui si parla proprio di spettatore, come al cinema). Se si esclude la serie “Natural Wonder”, in cui una natura iper-realista e inquietante viene ingigantita, portando alla ribalta manifestazioni fenomeniche che l’essere umano solitamente giudica di poco conto, in tutte le altre serie il sentimento prevalente è la destabilizzazione dell’anima. In una società fatta di perfezione apparente, di felicità e appagamento (un buon lavoro, una bella casa…) c’è qualcosa che non va, una distonia che si impossessa dei soggetti ritratti, per lo più donne, desolate all’interno delle loro abitazioni, in biancheria da notte o nude, a fissare il vuoto che si annida dentro di loro. Anche negli esterni, prevalentemente al crepuscolo o sotto la pioggia, automobili abbandonate ai semafori, con una donna o dei bambini all’interno, le portiere lasciate aperte, fanno sentire quasi il suono di quella rottura provocata da una crepa dell’anima. C’è qualcosa che non va in questa società, una mancanza inesprimibile, un senso di vuoto incolmabile, e basta uno sguardo fugace per venirne coinvolti.
I tanti armadietti da bagno mostrati aperti, a rivelare il loro contenuto, sono una costante. Detersivi, prodotti da toeletta e cilindri arancioni per le pillole, spesso aperti, lasciati lì, come i tanti oggetti che casualmente possono trovarsi su un tavolino da salotto. I colori sono luminosi e pieni, con prevalenza di blu e verdi profondi; stupisce la molteplicità delle fonti di luce, spesso definita “teatrale”, di certo non facile da gestire e unica nel suo genere. Ogni cosa è a fuoco nei quadri di Crewdson, come in un grandangolo wellesiano, ancora una volta di matrice cinematografica.

Dalla serie "Twilight", senza titolo

E una riflessione ci nasce ammirando queste foto – che andrebbero riviste più e più volte. L’America suburbana era un tempo l’ambientazione preferita del cinema e della letteratura americana. Nelle case isolate accadeva di tutto, le piccole comunità erano pronte a stupirsi, ad accogliere, a nascondere giovani alieni dalle dita lunghe e gli occhi grandi. Ora non più. Ora il fulcro sono le grandi città, New York su tutte. Un esempio è il terzo adattamento cinematografico del romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson. Quel libro era ambientato nella stessa America di Crewdson, un piccolo centro isolato dal resto del mondo, vicino a Los Angeles, abitato da persone che si conoscevano l’un l’altro. Il film si sposta a New York, “il punto zero”, come viene definito. Dopo l’11 settembre New York è diventato il punto zero di molte cose, forse troppe. Crewdson ci ricorda che le paure non sono solo quelle, anzi spesso le peggiori inquietudini sono sempre state dentro di noi.

Gregory Crewdson
Palazzo delle Espisizioni
Roma – via Nazionale, 194
www.palazzoesposizioni.it

dal 19 dicembre 2007 al 2 marzo 2008
da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00
venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30, lunedì chiuso
(ingresso consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura)

Biglietti:
intero 12,50 euro, ridotto 10,00 euro
scuole (max 25 studenti) 4,00 euro
da martedì a venerdì con prenotazione obbligatoria, festivi esclusi
Permette di visitare tutte le mostre in corso al Palazzo delle Esposizioni
Fino al 17 febbraio – ingresso via Milano 9A
Intero 6,00 euro, ridotto 4,50 euro, scuole 3,00 euro

Biglietto integrato Scuderie del Quirinale e Palazzo delle Esposizioni
intero 18,00 euro ridotto 15,00 euro
è valido per 3 giorni dalla data di emissione e permette di visitare tutte le mostre in corso alle Scuderie del Quirinale e al Palazzo delle Esposizioni
Fino al 17 febbraio: intero 12,00 euro, ridotto 9,00 euro, scuole 5,00 euro

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