
E così è finita. Forse. La Sposa ha concluso la sua missione. Per ora. Certo chi avrà bisogno di un po' di riposo sarà senz'altro Quentin Tarantino che nelle quattro ore e sei minuti della saga di Kill Bill è riuscito a riversare tutte le sue passioni cinematografiche, i suoi desideri stilistici, il suo talento visivo. Se alla fine della prima parte Kill Bill poteva sembrare un progetto più teso all'esaltazione della Dea Thurman, alla fine ci troviamo invece di fronte a un'opera totalmente tarantiniana, nel bene e nel male.
Cominciamo dal male: pur riconoscendogli un talento immenso, ci piacerebbe non dover sopportare l'incredibile quantità di campi e controcampi che, seppur tutti diversi tra loro e scelti con gusto e raffinatezza, dopo il dodicesimo iniziano a farci rimpiangere il [list=]duello con gli 88 Folli[/list]. Allo stesso modo, per quanto apprezziamo l'amore assoluto da parte del regista nei confronti di Sergio Leone, la dilatazione temporale che omaggia il Maestro finisce nella maggior parte dei casi con l'appesantire la narrazione, così la verbosità eccessiva dello script, caratteristica questa tipica del Tarantino pensiero.
Detto ciò, Kill Bill Volume 2 è un film che non passerà inosservato nella storia del cinema, grazie alla grande bellezza formale, alla profonda riflessione sull'arte cinematografica nel suo complesso, agli omaggi al cinema che fu, da Billy Wilder agli Hong Kong movies e, soprattutto in questo secondo capitolo, con grande merito degli interpreti.
Uma Thurman si dona completamente, sarà difficile vedere un'altra attrice cimentarsi in un ruolo in cui il corpo viene sfruttato fino ben oltre i limiti cinematografici. Ma se di Uma si è parlato fin troppo in occasione del primo volume, è il caso di spendere ben più di una parola per le vittime sacrificali di turno.
Daryl Hannah ha trovato con Kill Bill l'inizio di una stagione professionale che le auguriamo lunga e ricca di soddisfazioni, tratteggiando con misura e potenza la spietata Elle Driver. Michael Madsen, pur con poco tempo a disposizione, ci regala una caratterizzazione carica di tutte le emozioni che un essere umano si porta dietro dopo una vita dolorosa: risentimento, amore, rabbia, rassegnazione, follia. Davvero straordinario.
E poi, David Carradine: la calma, l'eleganza, la passione e allo stesso tempo la furia omicida, il potere, tutto questo esce fuori dalla grande prova di un attore che il cinema aveva colpevolemente dimenticato e da cui non potrà prescindere dopo Kill Bill. Carradine ha in alcuni momenti la grandezza che fu di suo padre John e gli ultimi trenta minuti del film non sarebbero stati gli stessi senza di lui.
La soluzione di dividere il film in due parti, comunque, lascia ancora il dubbio che tante cose non abbiano trovato spazio in questa piccola saga sulle avventure della supereroina Black Mamba, soprattutto per quanto concerne i rapporti tra i vari personaggi.
Ma non dobbiamo preoccuparci più di tanto, perché Kill Bill è un'opera che avrà molte vite, strutturata com'è in modo tale da poter essere montata e rimontata in mille modi differenti, diventando ogni volta un film nuovo e ugualmente emozionante. Tarantino sarà in questo senso ciò che è oggi Francis Ford Coppola, un cineasta che ha distanza di anni continua a riflettere sul suo cinema, mantendolo vivo e continuamente moderno.
Speriamo sia in grado di sopportare una simile responsabilità.
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