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  • La casa di sabbia e nebbia
di Alessandro De Simone


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Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia... Quanti film nella storia del cinema hanno avuto come fulcro una casa, dai grandi classici ai giorni nostri. Pensiamo a La casa dei nostri sogni, Casa dolce casa?, oppure l'importanza che ha in film come Invito a cena con delitto o Signori, il delitto è servito.
C'è poi un altro genere che potremmo definire dramma immobiliare, ovvero quei film in cui la casa diventa oggetto del desiderio o incubo senza fine per ragioni sociali od economiche. In questa branca ricordiamo senz'altro Piano, piano dolce Carlotta e Uno sconosciuto alla porta.
La casa di sabbia e nebbia, oltre a cercare un intreccio a media tensione, vuole anche essere uno spaccato della situazione sociale ed economica dell'America degli ultimi anni, analizzando i rapporti tra il cittadino e le istituzioni e la non sempre facile convivenza dei WASP con gli immigrati. Il tutto inserito in una trama senz'altro originale, ma sviluppata attraverso i binari di troppi differenti generi.
Il film dell'esordiente Perelman parte infatti come un dramma sociale, si evolve come thriller psicologico intrecciato al melò, per poi concludersi nella tragedia più totale.
Un finale che rovina quanto di buono (non molto, a dire il vero) si è visto per circa due terzi del film, grazie soprattutto alla misurata interpretazione di Ben Kingsley, capace di aggiustare le pecche di una sceneggiatura eccessivamente didascalica e che, nel momento di massima crisi della trama, vira violentemente sul grottesco, lasciando francamente stupiti per tutto ciò che accade negli ultimi venti minuti del film.
A causa dell'imbarazzante finale vengono quindi a galla tutti i difetti architettonici de La casa di sabbia e nebbia, che a dispetto della bellezza esteriore, ha delle fondamenta non proprio salde. Lento il ritmo della narrazione, il film è diretto senza particolare polso e, a parte Kinglsey, interpretato senza particolari slanci, specialmente da Jennifer Connelly che dopo l'Oscar per A Beautiful Mind è diventata una bellissima statuina monoespressiva.
Ma soprattutto non si riesce a capire bene dove questo racconto volesse andare a parare, a meno che non si voglia ottimisticamente cogliere un messaggio attualissimo: la sufficienza del giovane popolo americano è la rovina dell'illuminata saggezza mediorientale. Senz'altro vero, ma bisogna scavare ben oltre la cantina per arrivarci.

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