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  • Dogma
di Federica Aliano


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Sono ben strane, a volte, le leggende che si formano attorno a una pellicola. Nel caso particolare di Dogma, in questo periodo intercorso dalla sua presentazione al festival di Cannes fino alla sua uscita quattro anni dopo, si è detto di tutto sul film. Molti fan si sono prodigati per pubblicizzarlo con un impaziente passaparola, le televisioni musicali hanno esultato 'predicando' che il ruolo di Dio era stato assegnato ad Alanis Morrissette (e chi altri poteva farlo? Conoscete voi qualcuno che sappia avere nello sguardo l'innocenza di una bambina e tutta la comprensione dell'Universo?) e tante persone lo hanno indicato come una divertente satira religiosa accrescendo l'attesa.
Oggi finalmente Dogma esce nella sale e ad un'appassionata del genere quale chi scrive, non poteva certo sfuggire. Ma tra qualche risatina più o meno forzata, due o tre aspettative deluse e una manciata di senso di inadeguatezza perché non conosco la Bibbia come credevo, al termine della proiezione non so dire se il film mi sia piaciuto o no. Domanda elementare per i più, ma che per chi deve scriverne diventa un discorso aperto.
Il lavoro di documentazione che sta dietro a questo film è pazzesco, soprattutto considerando che la maggior parte dei personaggi di matrice biblica sono presenti nel Libro delle risposte, ma accennati in stralci di versetti per lo più di difficile interpretazione e impossibili da rintracciare sfogliando un normale indice analitico. Kevin Smith attinge a piene mani dalla teologia, dalla mitologia pagana, dagli scritti apocrifi relativi al Vecchio e al Nuovo Testamento… La blasfemia è quanto di più lontano dalle intenzioni di quest'uomo che, nonostante tutto, fa sentire il suo disagio religioso di chi, nella Fede, ha bisogno di maggiore attenzione, maggiore chiarezza e di un'assistenza terrena vera.
Se tutto questo non si dissolvesse in tanti piccoli luoghi comuni, concetti pseudoinnovativi che a furia di essere ripetuti sono diventati anch'essi stereotipi (Dio è donna e Cristo era nero, gli apostoli erano tredici, Gesù aveva fratelli, ecc.) e soprattutto a tante concessioni a quella spavalderia bambinesca di chi ostenta gratuitamente e in maniera divertita il proprio ateismo, tutto il lavoro alla base sarebbe davvero apprezzabilissimo.
La narrazione però manca di continuità, gli attori, troppo diversi negli stili di recitazione, non si amalgamano tra loro e restano alle prese con dei dialoghi troppo inconclusi; lo spettatore che si affeziona ai personaggi di Loki e Bartleby (Damon e Affleck possono fare di meglio) viene poi da essi tradito…
Certo, di perle da salvare ce ne sono diverse: Kevin Smith nei panni di Silent Bob (in Italia Zittino Bob, ma io dico!), ricco di gesti e di espressioni alla Bud Spencer, lo streap-tease di Salma Hayek, i cornetti sulla testa di Azrael che sembarano testine di radicchio e tutto, ma proprio tutto ciò che fa e dice Alan Rickman/Metatron.
Ma che bisogno c'era di far urlare Alanis con quella voce possente? Lei ha già una voce celestiale, lo possono confermare tutti quelli che si trovavano alla stadio del tennis di Roma il 6 agosto 2002…
E, secondo qualcun altro, un tale di nome Wim Wenders, anche gli angeli sono dotati di libero arbitrio.

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