
Lo dico sinceramente: a chi può fregare qualcosa dei problemucci spocchiosi dell'alta borghesia francese? Chi può sostenere davvero una dissertazione seria sul dilemma se sia più opportuno lo zucchero in zollette piuttosto che quello in polvere? Le 'disavventure' che si abbattono su una famiglia che non si scompone nemmeno alla morte del figlio sinceramente mi annoiano e basta, non riesco proprio a trovare nessuna simpatia per queste persone.
Ivory firma il suo ennesimo film con la puzza sotto il naso, lo infarcisce di tempi morti, di dialoghi dai toni snob, di attrici brave e ricche di fascino e degne di rispetto professionale dalla prima all'ultima che sono l'unica cosa buona del film.
L'unica dissertazione allegra e divertente è quella di Glenn Close riguardo i vari modi delle donne francesi di indossare una sciarpa, ma non certo grazie al monologo che l'attrice aveva a disposizione. Per il resto, nel tentativo di renderla più 'francese', si riesce a rovinare persino la bellezza incredibile e vitale di Kate Hudson: capelli color biondo menopausa, ottenuti con una parrucca a caschetto per la quale potevano spendere due euro in più (si vede benissimo che è finta) e un guardaroba da cinquantenne seppur di gran classe.
Le restanti battute danno sfogo alla polemica sbeffeggiante verso i francesi che fa ridere anche noi italiani (in primis le battute sul vino), ma solo in prima battuta. Un istante dopo si sente quel retrogusto di attacco basso e tutto americano alla cultura che momentaneamente è politicamente avversa e si capisce il cattivo gusto di fondo.
Se questo film staccherà qualche biglietto, Ivory dovrà solo ringraziare la coppia Hudson-Watts che richiamerà il pubblico grazie al fascino del manifesto (nonostante gli orribili abiti) e al suo naturale sex appeal; una coppia che funziona sullo schermo, che si diverte nella realtà, ma che davvero non riesce a catturare l'attenzione e il rispetto verso quello che è null'altro che un brutto film.
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