Il simpatico anti-supereroe degli anni Ottanta, con i suoi riccioli biondi e la calzamaglia rossa - come Superpippo

Quale potrebbe essere il significato dell'espressione
science fiction, in italiano fantascienza? I dizionari si esprimono pressappoco così: fusione fra scienza e fantasia per avventure immaginarie, ambientate nel futuro o nel cosmo. Sarà... Comunque nel reinventato 1955 di Robert Zemeckis, il termine veniva confuso con una bevanda ancora inesistente; (Fanta) "scienza da bere" non è che l’espressione bislacca adottata dal gestore della caffetteria di Hill Valley in
Ritorno al futuro, ma si avvicina e di molto al senso etimologico di una parola composta appunto da "fanta" e "scienza", quale attributo di un genere al confine dei generi. La Storia narra di alcune lunghe sorsate di ingenuità e ‘moderna superstizione’: l’immediato riferimento non va solo ai lontani fine anni Trenta di Orson Welles e della sua personalissima
Guerra dei mondi radiofonica, ma anche al beffardo scherzo di due buontemponi inglesi alle prese con l’autopsia di un alieno, rivelatasi poi del tutto fasulla. Letteratura, cinema e TV cercano e hanno sempre cercato di ambientare novelle di ordinario grigiore quotidiano nel bel mezzo di sconvolgimenti fra civiltà distanti anni luce.
Una serie di successo di qualche anno fa (
X Files di Chris Carter) puntava appunto sul rapporto fra un medico, scettico verso ogni forma di verità ‘anti illuministica’, e un detective piuttosto strambo alle prese con trascorsi
abductions (rapimenti alieni). L’intera mitologia sci-fi rientra appieno nella serie, compresa la celebre Area 51 sbeffeggiata invece da un nobile dissacratore, qual è Joe Dante nel cartoonesco
Looney Tunes back in action.
La fantomatica base chiamata Groom Lake si troverebbe nello stato del Nevada. È forse proprio questa location (il deserto dallo spazio sconfinato e dagli impalpabili miraggi) ad alimentare la vena creativa di Stephen J. Cannell, creatore e produttore per la ABC e di una rivisitazione piuttosto bizzarra e curiosa sul tema “Supereroe Superprincipiante”.
The Greatest American Hero, in Italia
Ralph Supermaxieroe, racconta le vicende del docente Ralph Hinkley, il quale nel mezzo di una gita nel deserto della California, in compagnia di una scolaresca, si imbatte nel dono di un disco volante (un costume rosso con il classico simbolo sul petto) venuto dalle stelle. Radiografato da capo a piedi, l’ordinario professore viene ritenuto meritevole non solo di indossare il magico costume, ma anche di salvare il mondo da una prossima distruzione. La singolarità del soggetto vuole tuttavia che Ralph smarrisca le istruzioni per l’uso e si cimenti in una serie di goffi tentativi per accedere ai fantastici poteri della brillante calzamaglia. Egli vola con molta difficoltà, si miniaturizza come accade al personaggio di un romanzo di Richard Matheson e diventa invisibile.
William Katt (attore conosciuto perlopiù per l’interpretazione di Jack in
Un mercoledì da leoni di John Milius) vestirà i panni del fratello imbranato di Superman per tre stagioni, affiancato dal celebre Robert Culp, nel ruolo dello sbirro senza macchia e senza paura, e dalla affascinante Connie Selecca, ex moglie di Ralph.
Apparentemente il tf potrebbe essere inteso quale semplice intrattenimento per adolescenti venuti su a "pane e fumetti" (il riferimento al personaggio di Jack Kirby è palese), ma se ci si fermasse solo per un momento a riflettere sull’argomento rilettura del nuovo superuomo, ci si troverebbe impantanati in ben altra identificazione: quella del super antieroe (anche qui i territori da esplorare andrebbero dal lungometraggio animato
Gli Incredibili di Brad Bird, fino a
Hancock di Peter Berg con Will Smith, passando per Superpippo).
Presto Ralph avrà un adattamento per il grande schermo e dietro la macchina da presa ci sarà con molta probabilità Stephen Herek. All’ombra di altrettanti telefilm di successo della nuova generazione però (si pensi su tutti a
Smallville con approfondimenti drammaturgici assai più interessanti) e all’ultima potente trasposizione a firma Bryan Singer, pregna di elementi cristologici, in un continuo scambio fra uomo e divinità, ci si meraviglia ancora oggi di come i lontani, seppur banali e contestati anni Ottanta emozionavano con molto poco, alla stregua di certi vecchi trucchi da "signor Ciarlatano", escogitati da astuti distributori nelle ammuffite sale di periferia da Matinee.
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