Una nuova pubblicazione che già nel sottotitolo è una dichiarazione d'intenti: "La tua rivista a fumetti matta matta matta". Tanto per non lasciare spazio a dubbi...

Una fucina di svalvolati senza regole quella dei
Super amici, un manipolo di sconsiderati che, in barba a tutte le usuali attitudini di produzione e distribuzione dell’arte sequenziale, produce albi in cui si commistionano e sovvertono generi, stili e tecniche narrative, gettando lo scompiglio tra gli sprovveduti fruitori. Ratigher, Tuono Pettinato, Maicol&Mirco, LRNZ e Dr. Pira sono i nomi dei componenti della folle brigata e per noi allestiscono un vertiginoso e mozzafiato ottovolante espressivo, in cui il linguaggio visivo sembra doversi schiantare a ogni pirotecnica inversione. E allora allacciamoci le cinture e lanciamoci a capofitto nelle cinque storie che compongono l’ardito volume.

In
Appuntamento con il trapasso l’impavido protagonista viene condotto da un bambino di fango al cospetto di uno psicotronico oracolo che dispensa massime oscene e consigli triviali, per essere poi pronto ad affrontare l’incontro con la ragazza che potrebbe cambiargli la vita. Il tempo di riprendere fiato ed ecco
Matisse reloaded, una scanzonata e disinvolta lezione di storia dell’arte che shakera parodia e piglio steampunk. Ci si concede una risata asmatica e si procede con
Vetro infrangibile, dove la meccanica funzionale di Vladimir Jakovlevič Propp viene irrisa e diventa un mero pretesto per imbastire una suggestione volumetrica che disvela una liquefazione emotiva che non può che concludersi con una funerea dissolvenza al nero. Si riprende quota e giù con
Astrogamma, dove a un improbabile super hero, che sembra uscito da una capsula di teletrasporto in cui si son fusi in sgraziate proporzioni lo stile e gli umori di Paolo Bacilieri e Giuseppe Palumbo, è toccata la salvaguardia del genere umano. Assicurata la salvezza della Terra ci si può lanciare senza freni in
Gimba, il campione mascherato del minigolf, un alienato agone sportivo svolto sul campo impraticabile del debuffettismo. Il giro termina e si scende dal veicolo, come intontiti, la testa e il cervello che roteano e forse in preda ai conati.
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