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di Daniele Federico


Greenfield-Sanders espone i suoi ritratti di star a Roma. Voto: sette meno meno

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Il ritratto fotografico posato, in studio, con luce artificiale è un genere assai delicato, con il quale è facile cadere nel banale. Per intenderci, è quel tipo di ritratto che molti di noi vorrebbero avere in bella mostra nel proprio ufficio oppure in casa, con la nostra famiglia, che sa tanto di abitazione americana.
Ma se la fotografia non riguarda noi, né i nostri cari ci dev’essere dell’altro: in alcuni casi la pulizia e il minimalismo della tecnica ben si adattano al soggetto in questione, oppure ci permettono di osservare un certo personaggio in un contesto differente. Esistono poi quei visi che posseggono un’immagine talmente carica e comunicativa da potersi permettere l’assenza di un contesto che li circondi perché così hanno la possibità di esprimente tutto il loro potenziale in uno sguardo: l’esempio più che mai calzante è David Lynch che guarda caso è un soggetto fortemente rappresentato da tantissimi bravi ritrattisti.
Woody Allen - Timothy Greenfield-Sanders
Timothy Greenfield-Sanders è riconosciuto essere un grande fotografo di fama internazionale, dev’essere la seconda volta che espone a Roma e, visto che non mi era mai capitato, sono andato a visitare una sua personale al Museo Carlo Bilotti di Roma.
Per me vedere la mostra di Timothy Greenfield-Sanders ha significato sempre pagare un biglietto non esoso per guardare dei ritratti banali di gente speciale, con una qualità fotografica e di stampa elevati. I soggetti presenti sono attori, registi e protagonisti degli ultimi 40 anni di cinema, a cominciare da uno dei suoi primi scatti fatto a Orson Welles e Alfred Hitchcock e proseguendo con Spike Lee, Woody Allen, Martin Scorsese. E molti altri che si sono messi in posa di fronte alla suo banco ottico 8x10. So di poter facilmente passare per invidioso, ma con quell'attrezzatura, una media conoscenza tecnica e quel giro di "amici" da fotografare non è poi tanto difficile metter su un lavoro come quello esposto in numerose e importanti gallerie. In effetti i suoi ritratti sono esposti al Metropolitan Museum di New York e hanno ottenuto la prima pagina di riviste in tutto il mondo, comprese le copertine di Vanity Fair.
"Ciò che faccio di solito - ha spiegato in un'intervista il fotografo - è concentrarmi sugli occhi della gente".
In effetti la cosa che più mi innervosisce non è Greenfield-Sanders in sé, che fa un lavoro abbastanza buono: può essere interessante guardare negli occhi tutte quelle star in un momento di posa raccolta, ma nulla di più. Invece è quando leggo frasi come: "Farsi rubare l'anima da Greenfield-Sanders" oppure "Basta guardare il viso corrucciato di un vecchio Sidney Poitiers, nel quale pare concentrato tutto il mestiere di un attore che ha sulle spalle anche una battaglia contro il razzismo".
[Fonte:Repubblica.it ]

Greenfield-Sanders si è diplomato presso l’American Film Institute di Los Angeles dove ha incontrato subito l’aiuto di Betty Davis e di Alfred Hitchcock, dando l'avvio a un sodalizio con l’intero star system che dura ancora oggi e che l’ha portato a fotografare centinaia di attori, musicitsti e politici. Nel 1998 vinse un Grammy per il suo documentario Lou Reed: Rock and Roll Heart.
Ma il lavoro che gli ha portato maggiore notorietà è XXX: 30 Porn-Star Portraits, per il quale ha avuto l’idea tanto semplice quanto geniale di fotografare le più celebri star del cinema porno americano con la sua tecnica asciutta e in due scatti accostati: nel primo c’è l’attore vestito, nel secondo lo stesso attore posa nella medesima posizione ma completamente nudo. A iniziare da Jenna Jameson, la più famosa, 30 (in numero romano XXX, per giocare con il doppio senso) tra uomini e donne, giovani o meno giovani, hanno posato per Greenfield-Sanders dando alla luce un lavoro che possiede in sé tante implicazioni: degli attori che in molti conoscono, ma che nessuno nomina (un po’ come il segreto di Pulcinella) vengono rappresentati al pubblico in un contesto “alto”; in più è bellissimo vedere che questi corpi vestiti assumono un umore quotidiano, ma svestiti prendono tutto il loro carattere e la loro dignità.
Questo lavoro ha dato alla luce anche un documentario prodotto da HBO, chiamato Thinking XXX, il making of del libro.

Al Gore - Timothy Greenfield-Sanders




MOVIE STARS - Ritratti di Timothy Greenfield-Sanders
Museo Carlo Bilotti
Roma – viale Fiorello La Guardia, Villa Borghese


Fino al 2 marzo 2008
dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00
lunedì chiuso
(ingresso consentito fino a mezz'ora prima dell’orario di chiusura)

Biglietti:
intero 6,00 euro, ridotto 4,00 euro

info: 060608
www.museocarlobilotti.it







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