I Coen Bros al loro meglio, come non succedeva da tempo, portano sullo schermo il romanzo di Cormac McCarthy e ne fanno un grande film. Cast strepitoso, Javier Bardem impressionante

I fratelli Coen mi hanno sempre irritato. Intendiamoci, sono tra i più grandi cineasti americani degli ultimi trent’anni, ma ho sempre avuto la netta impressione che abbiano passato buona parte della loro carriera centellinando il loro talento, girando film in grande scioltezza e mantenendo nonostante tutto uno standard qualitativo altissimo. Film come
Fratello, dove sei? o
L’uomo che non c’era, sono visibilmente al di sotto delle loro potenzialità e stiamo parlando comunque di due opere che rasentano il capolavoro. Ma loro sono così, Joel e Ethan, capaci di passare da
Arizona Junior a
Crocevia della morte, di far ridere con le tragiche vicende di
Fargo e di commuovere con le avventure di Dude Lebowsky, e lo fanno nella maggior parte dei casi con estrema leggerezza.
Se affermo ciò è solo perché i due fratelli hanno dimostrato più volte di essere artisti immensi quando si spremono un po’ di più. Lo hanno fatto con
Miller’s Crossing,
Barton Fink,
Mr. Hula Hoop e, dopo due commedie non completamente riuscite come
Intolerable Cruelty e
The Ladykillers, sono tornati a respirare l’aria del grande cinema americano.
Non è un paese per vecchi, tratto dal bellissimo romanzo di Cormac McCarthy, è un film che racchiude non solo gran parte della poetica dei Coen, ma anche una larga fetta di cinema americano. Film di frontiera, western, noir, road movie, melò, commedia, incredibile ma vero, Joel e Ethan sono riusciti a mettere insieme tutto questo in un film duro, teso, vibrante, ma allo stesso tempo romantico, elegiaco e a tratti incredibilmente divertente.
No Country for Old Men, più che un titolo una dichiarazione programmatica che fa di questo film, ambientato nel 1980, un’opera anche sociale e politica attualissima, un’analisi dell’evoluzione dell’America post Vietnam all’alba del regno reaganiano che potrebbe benissimo essere trasposta in questi tristi giorni di guerra e povertà nel paese del Grande Sogno.
Tutto questo raccontato attraverso un macguffin classico, una valigetta piena di soldi che muove tutti i personaggi del film: un reduce del sud-est asiatico saldatore in pensione, un killer metodico e psicopatico, un poliziotto vecchio e stanco che ha capito di non essere più parte di un paese in cui le vecchie generazioni stanno per diventare solo un peso.
Tre vite che viaggiano a diverse velocità in una corsa folle verso la distruzione, tra le stanze d’albergo di Barton Fink, gli sceriffi di contea di Fargo, i sogni di una coppia sposata e innamorata come in
Arizona Junior - e questi sono solo alcuni dei deja vu del loro cinema con cui è mirabilmente costruito Non è un paese per vecchi, film girato come sempre con grande tecnica e sublime eleganza, fotografato mirabilmente da Roger Deakins e interpretato magnificamente da un cast in forma straordinaria, dallo sceriffo Tommy Lee Jones al sognatore Josh Brolin, fino allo straordinario (e l’aggettivo non gli rende merito) Javier Bardem, che nei panni del killer senza sentimenti e con una pettinatura che grida vendetta, rende un’interpretazione che rasenta la perfezione.
Non è un paese per vecchi è un film classico che raccoglie la lezione del grande cinema americano degli anni Settanta, ma soprattutto, come spesso accade per il film dei fratelli Coen, è un’opera che deve essere analizzata in profondità.
Per giungere alla triste conclusione che il titolo corrisponde a verità.
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