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  • Pushing Daisies: Amore, morte e torte al rabarbaro
di Federica Aliano


Una serie romantica come poche hanno saputo essere, dal forte sapore burtoniano e i colori brillanti delle favole anni ‘50

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Nel panorama delle serie che devono ancora raggiungerci c’è Pushing Daisies (che, per chi non lo sapesse, vuol dire sfogliare margherite, fare il gioco del “m’ama non m’ama”, insomma), un gioiello di romanticismo e ironia che non potevamo lasciarci sfuggire.
Tanto per approfondire il concetto che avere un superpotere non porta necessariamente alla felicità, parliamo un po’ del giovane Ned, un bambino che scopre di poter riportare in vita i morti con un solo tocco. Ma per ogni premio c’è una contropartita: al primo tocco Ned da la vita, al secondo la toglie di nuovo e questa volta per sempre. Inoltre, se entro un minuto non tocca una seconda volta l’essere vivente che ha resuscitato, un altro deve morire al suo posto. Un po’ come in Final Destination, la morte non permette che la si prenda troppo in giro.
Romantico, coloratissimo, dal look fortemente retrò anni ’50, Pushing Daisies è la storia di Ned, cresciuto senza poter godere troppo del contatto umano (per non sbagliare è meglio non abituarsi troppo a toccare le persone) e dedito alle torte, le pies per la precisione, in una bottega che ha la forma delle torte di nonna Papera dal nome geniale: The Pie Hole. La cameriera si chiama Olive, ha una voce bellissima e gambe e scollatura generosamente mostrate; Olive ama Ned non troppo segretamente e impazzisce all’idea di non venir mai toccata da lui in nessun modo. Un giorno il cacciatore di taglie Emerson Cod scopre i poteri di Ned e decide che, mettendosi in società con il Pie Maker, potrà guadagnare soldi facili semplicemente chiedendo alle vittime chi le ha uccise. Unico inconveniente: uno dei primi casi riguarda Charlotte “Chuck” Charles, amore d’infanzia di Ned, suo primo bacio che non potrà mai conoscere un bis.

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Questa, più o meno, è la trama, che avrà sviluppi emozionanti per chi non ha paura di lasciarsi coinvolgere dalle favole. Narrato da una voce fuori campo che arriva direttamente dalle favole dark inglesi, Pushing Daisies ha uno stampo fortemente burtoniano, sia per le atmosfere che per i ritmi che rispetta. I colori, le distese di fiori e i tanti personaggi pieni di stranezze ricordano primo fra tutti Big Fish, ma anche Pee Wee e tante altre storie che il regista di Burbank ha sapientemente raccontato.
I due bellissimi protagonisti, Lee Pace e Anna Friel, sono bravi e pregni di autoironia. Giocando sul racconto zuccheroso, si scambiano sorrisi e sguardi innamorati, fanno sospirare gli spettatori (già, non solo le spettatrici, perché la serie ha successo anche fra gli uomini, basta andare sui forum per scoprirlo) e rimandano a favole classiche, soprattutto a La bella addormentata.
L'amore platonico tra Ned e Chuck, che mai potranno toccarsi nella vita e si inventano ogni genere di compromesso per scambiarsi effusioni virtuali, è denso di una tensione sensuale inespressa che non si vedeva in TV dai tempi di X-Files.
I costumi di Chuck poi farebbero impazzire qualunque fashionista: abiti di pizzo con sottoveste, scolli a barchetta, tagli anni ’50, cappellini e occhiali colorati dalle grandi lenti. Chuck è sorprendente, parla le lingue, è brillante, sa fare un sacco di cose e presto si rivela un aiuto insostituibile, con buona pace di Emerson – e delle sue zie che la credono morta. Sono le piccole cose, elementi marginali ma caratterizzanti, che rendono speciale questa serie. Come il fatto che le zie Lily e Vivian (rispettivamente Swoosie Kurtz ed Ellen Greene, la prima praticamente una leggenda della TV americana, la seconda alla sua prima, riuscitissima, prova) si nutrano solo di formaggio e chiamino il frigorifero “formaggera”.
La prima serie comprende solo nove episodi; è già prevista una seconda stagione, ma lo sciopero degli sceneggiatori la ha rimandata in data da destinarsi. I due protagonisti infatti sono ora impegnati su set cinematografici, e solo dopo l’estate si ricomincerà a parlare della realizzazione di nuove puntate, tredici, come da piano di lavorazione.
Speriamo che arrivi presto nel nostro paese, anche se il modo di esprimersi, elegante, veloce, sagace e pieno di giochi di parole e doppi sensi, verrà – come al solito – messo seriamente in pericolo dalla qualità scadente dell’attuale doppiaggio in Italia. Nel frattempo, chi può, se lo goda in originale. Non abbiate paura di scoprirvi dei romanticoni.





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