Una serie che ha modificato i canoni rappresentativi della famiglia, insegnando come la vita in casa possa essere non solo educativa... ma anche spassosa!

Quando penso a
I Robinson, mi vengono subito in mente l’accattivante musichetta della sigla iniziale e il faccione buffo di Bill Cosby... d’altronde era sulle sue istrioniche e solide spalle che si reggeva tutto l’irresistibile fascino di questa celebre serie degli anni Ottanta (non a caso intitolata
The Cosby Show nella versione originale), che con il suo incredibile seguito di pubblico ha rinvigorito il genere un po’ in decadenza della situation comedy, contribuendo alle fortune della NBC.
Il simpatico Bill interpreta il dottor Cliff Robinson, ginecologo con il “vizietto” degli arnesi da ferramenta e dei cibi ipercalorici, che insieme a Claire, la bella moglie avvocato, gestisce una prole numericamente strabordante, composta da ben cinque figli. Un’adorabile banda che non farà mancare i grattacapi ai pazienti genitori, i quali dovranno vedersela con guai e marachelle di vario genere, dalle scelte di vita della primogenita Sondra, ormai lontana - ma mai troppo - da casa, ai problemi più o meno seri di Denise, Theo e Vanessa, all’inizio della serie adolescenti. Mentre uno spazio di tenera comicità è riservato al mondo dei piccoli, dapprima con la pestifera Rudy e i suoi amichetti e poi, quando lei sarà cresciuta, con la presenza di altri simpatici monelli (... e Olivia, la figliastra di Denise, formerà con il nonno acquisito un duetto davvero esilarante).
Cliff è un papà mattacchione e premuroso sempre pronto, con l’acquiescente partecipazione della moglie, a cercare i metodi più creativi per instillare fondamentali insegnamenti ai propri figli. Proponendo un’inusuale figura paterna all’interno del menage domestico, ispirata alla reale esperienza genitoriale - oltre che alla verve comica - di Bill Cosby, che di questa serie è anche il creatore... ed è proprio per questo che non possiamo sorprenderci se il suo personaggio spesso eccede un po’ in protagonismo, relegando i comprimari a un ruolo a volte quasi decorativo. D’altra parte è lui l’anima e il cuore pulsante della serie.
I Robinson nascono in un decennio in cui forte è il bisogno di ripiegamento sui solidi valori della famiglia, in un periodo storico grigio e pieno di disillusioni e incertezze socio-politiche, di ricorso massiccio ad armi di “distrazione di massa”, mentre inneggia sempre più una cultura dell’usa e getta - e la televisione in questo quadro si fa più presente nella vita quotidiana delle persone. Questa serie che narra le vicende di una famiglia afroamericana della upper-middle class newyorchese (un prototipo non propriamente tipico dell’epoca), concepita con l’intento di educare e intrattenere (come Cosby aveva già fatto con la stucchevole serie animata
Fat Albert), si inserisce dunque nel filone delle situation comedy di argomento familiare che pongono al centro del proprio discorso le vicende quotidiane del rapporto genitori-figli. Un genere in cui i tempi sono “statici”, a vantaggio dell’esaltazione di valori universali e a scapito della corrispondenza con la realtà contemporanea nei suoi riferimenti espliciti, ma in cui tuttavia il pubblico possa riconoscersi e vedersi rappresentato nelle sue istanze ottimistiche per riuscire a svagarsi. I Robinson fa parte di questa categoria d’intrattenimento, salvo comunque discostarsene per il tipo di approccio: punto nodale della sitcom è la lettura in chiave ironica dell’argomento, che trova in esso la sua linfa vitale creandone gli spunti per il suo spumeggiante e dirompente umorismo, che tralascia i cliché abituali dei suoi predecessori. E anche se il tutto è servito con uno sfondo d’implicito buonismo e un’abbondante dose di politically correct – nel cui recinto pascolano mansuete le situazioni ed evoluzioni ironiche - lo humour fresco e intelligente di questa serie mantiene intatto un fascino e un divertimento che continuano, nonostante gli anni, a mietere “vittime” tra gli spettatori!
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