Ok dispiace a tutti, ma il prezzo delle ricariche era semplicemente insostenbile

Sapete qual è il terrore dei fotografi? O almeno di coloro che hanno scelto la fotografia come scelta di vita e quindi di sostentamento?
Il plagio.
Lane Hartwellè una fotografa freelance di San Francisco che si è stancata di vedere le proprie immagini su giornali e blog senza il suo permesso e senza neppure i credit, così ha deciso di chiudere l’accesso - o meglio la visione delle sue opere - ai soli autorizzati. Una scelta sofferta, visto che se non mostri i tuoi nuovi lavori al mondo, dove ci sono i tuoi possibili clienti, è difficile ricevere una di quelle telefonate tipo “Salve! Sono interessato a comprare il suo lavoro. L’ho trovato navigando!”, che ti fanno decidere di vivere con il cellulare sempre acceso.
Il meccanismo sta cambiando, ecco perché, ad esempio, il movimento del
Copyleft è diventato tanto celebre: le opere appartengono a tutti e lo stesso autore dovrebbe godere nel saperle diffuse tra il maggior numero di spettatori. Ma ci sono altre considerazioni: in fondo chi ti copia, lo fa perché non ha intenzione di pagarti e diversamente si rivolgerebbe altrove, mentre chi ti vuol pagare ti chiama perché sta cercando le stesse immagini in alta risoluzione.
Poi ci sono i vari watermark e le nuove tecnologie (l’ultima assai interessante è la
Canon Iris Registration, ma il punto è che stanno cambiando le regole del gioco. Ovvero internet è diventata
una macchina che replica le informazioni, così fa con le fotografie. Come dice Kevin Kelly “a differenza delle riproduzioni di massa del passato, queste copie non sono semplicemente a buon mercato: sono gratis. Anzi, circolano con tale libertà che potremmo quasi pensare a internet come a un sistema di superdistribuzione in cui le copie scorrono all'infinito, come l'elettricità in un superconduttore. E soprattutto non spariscono mai”.
Insomma la facile circolazione di fotografie online rovina l’autore prima per via diretta (poiché non riceve un equo pagamento) e poi per via indiretta, dal momento che si trova a concorrere con una marea di immagini circolanti gratis. Così tanti editori web e non solo cercano su GoogleRicercaImmagini invece di pagare dei professionisti. Nell’ambiente è noto il fastidioso
costume di molti “photo-editor” di “rifornirsi” su Flickr.
Superfluo dire che la Polaroid, avendo insieme un concetto modernissimo di fotografia istantanea (ancor di più, visto che è una stampa e non un’immagine digitalizzata) e quello sorpassatissimo di irriproducibilità (ogni stampa è unica al mondo) ha in sé le due caratteristiche antitetiche e in questo ci può suggerire una via di comprensione.
In economia - scusate se mi avventuro in questa splendida materia - il prezzo è fortemente determinato dalla scarsita: cioè le cose rare costano di più.
Cos’è raro in fotografia?
L’istantaneità
Questo concetto ha rivoluzionato il fotogiornalismo moderno per cui, se riesco a buttare sul web un’immagine di un certo evento prima degli altri e, furbamente, mi tutelo rispetto ai miei credit e alla vendita, mi prendo tutto il vantaggio delle tecnologie digitali. La Polaroid, pur avendo questa caratteristica, in realtà rallenta il processo di diffusione.
L’irriproducibilità
Come detto prima, ci sono troppi galli nel pollaio, quindi la competizione si fa più dura. Se riesco a realizzare immagini davvero superiori, potrei essere talmente conosciuto da arrivare a pubblicare un libro. E io sono il solo detentore dei file originali, in alta risoluzione, che posso stampare e vendere.
Inoltre molte più persone, che mi conoscono grazie alla riprodicibilità del web, saranno disposte a pagare per vedere quelle immagini al loro meglio: ovvero stampate e allestite in una esposizione.
La stampa
Prima eravamo abituati a vedere le fotografie solo stampate, e ce le dovevamo passare di mano in mano, adesso le inviamo dappertutto e le uploadiamo in solitudine sul nostro Flickr, MySpace (oppure una cosa chiamata Uber). Tuttavia un momento stupendo della fotografia è quello della condivisione e della “faccia che farai quando vedrai le foto delle mie vacanze”. Questo valore era fortissimo nelle Polaroid, così cerchiamo dei modi per riprodurlo.
La banda bianca delle polaroid su cui scrivere.
Non c’entra granché con il nostro discorso, ma quant’era bella quella banda bianca? Potevi maneggiarla senza paura di rovinarla e ci scrivevi qualsiasi stupidaggine o data.
Pay per click
I vecchi rimpiangono sempre i tempi andati e nel farlo accusano i giovani di fare una vita troppo agiata. Non è paradossale?
Probabilmente no, visto che tutti, bene o male, hanno sperimentato che qualsiasi piatto, se affamati, è di gran lunga più buono e che qualsiasi lavoro faticoso ci dà una certa soddisfazione per il solo fatto di averlo portato a termine. Dev’essere un fatto del tutto umano. Qualcuno, tra i piagnistei generali, ricorda che con la Polaroid ti dovevi dissanguare perché in media una foto costa 1 euro contro i costi irrisori delle stampe digitali. In più la Polaroid (ma il discorso andrebbe ampiato ad altri) presupponeva una certa manualità e meccanicità, senza dimenticare la data di scadenza delle carte sensibili e di non lasciarle mai sotto il sole.
Insomma, la Polaroid, non solo è costosa, macchinosa, ingombrante e irriproducibile, ma per tutte queste ragioni non ci somiglia più. Un fotografo che si presentasse a un photo-call con la Polaroid sarebbe visto come un Don Chisciotte e, sebbene tutti si dicano tristi per la fine di questa invenzione, l’azienda aveva notato un certo calo nelle vendite.
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