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  • Il pasto nudo
di Andrea Grieco


Cronenberg incontra Burroughs in questo fondamentale capitolo del romanzo cinematografico del cineasta canadese. Certo, qualche extra non avrebbe guastato

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Va completandosi l’edizione in dvd dei film di David Cronenberg, che per la verità, se si esclude l’ottimo disco della 01 distribution di A History of Violence, non ha mai giovato in Italia di un’adeguata cura nel possibile apparato di extra di cui si possono fornire i supporti digitali, cosicché l’intera cinematografia dei primordi del regista canadese, virulenta e viscerale, ancora oggi la si può visionare soltanto in scadenti e scarni riversaggi.
Discorso solo in parte diverso per Il pasto nudo della Eagle Pictures, che per questo indispensabile tassello della cinematografia del maestro della “nuova carne” ha optato per un’elegantissima e accattivante steelbook edition che però lascia basiti per la mancanza assoluta di qualsivoglia contenuto straordinario, fosse anche soltanto il trailer originale o una photo gallery. E sì che non sarebbero mancati interessanti making of riguardanti il meticoloso lavoro effettuato dal mago degli effetti speciali Chris Valas, già ideatore per Cronenberg delle raccapriccianti soluzioni metamorfiche di The Fly (La Mosca), Immaginee che per questa pellicola ha concepito alcune tra le creature più bizzarre che si siano mai viste al cinema. Eppure tali appetibili materiali sono presenti in edizioni straniere del film, e ci si chiede perché non effettuare lo sforzo ulteriore di sottotitolarli e metterli così a disposizione anche del pubblico nostrano e rendere davvero rimarchevole un’uscita che ha comunque notevoli pregi. Tra questi una masterizzazione dall’ottima resa dei colori che riproduce fedelmente la fotografia resinosa, la quale conferisce viscosità a ogni singola immagine; risultato questo rilevante se si considera la non recente uscita di tale indiscutibile cult. Ma la vera sorpresa, che rende imperdibile e prezioso questo disco, la si ha allo scorrere dei titoli di testa, finalmente ripristinati nella ratio concepita dal regista e mai presenti nelle precedenti versioni italiane, né per la visione in sala né per l’obsoleto vhs. Si ha quindi modo adesso di apprezzare un concept-work che riassume in sé l’intero senso del film: sulle note nervose di Ornette Coleman, uno sfondo completamente nero vede sovrapporsi superfici piane vagamente trapezoidali e dai colori acidi, che nell’intersecarsi originano i credits, anch’essi neri e altrimenti invisibili. Un modo per sottintendere la molteplicità dei piani di lettura di questo lisergico film, che richiede allo spettatore una vera e propria performance sensoriale, così come necessita scaltrezza e disponibilità alla destabilizzazione la lettura del romanzo, quasi omonimo, da cui è tratta la pellicola.
Cronenberg non si è limitato a trasporre il licenzioso masterpiece di William Burroughs, ma vi ha (tras)fuso situazioni, personaggi e suggestioni anche di altri suoi scritti, Lo Sterminatore (Exterminator, 1960) e La macchina morbida (The Soft Machine, 1961) in primis, e ha ripreso episodi biografici dell’artista, realizzando una febbrile e ammaliante riflessione sull’interscambiabilità delle pulsioni scatenantisi dall’assunzione di sostanze psicotrope, dalla deriva sessuale e dall’istinto creativo.

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