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  • 10.000 a.C.
di Alessandro De Simone


Roland Emmerich e il suo ennesimo giorno dell’indipendenza. Storicamente improbabile, geograficamente impossibile, assolutamente godibile

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Mettiamo subito le cose in chiaro: la Storia si impara sui libri, scritti da storici di professione le cui notizie è sempre comunque preferibile mettere a confronto con le documentazioni di altri studiosi per verificarne l’attendibilità.
La Storia non, e sottolineo non, s’impara dai film, soprattutto dalle grande produzioni americane. Tutto quello che vedrete passare sullo schermo quando andrete a vedere 10.000 a.C., ultima fatica del regista tedesco Roland Emmerich, ormai da quasi vent’anni trapiantato in America, non corrisponde quindi alla realtà dei fatti e anche la data che dà il titolo al film la potete considerare squisitamente indicativa. Inutile, ovviamente, mettersi in questa sede a elencare tutte le incongruenze, gli errori, i voli pindarici che Emmerich e i suoi sceneggiatori hanno allegramente inserito in questa avventura nel mondo preistorico. Inutile, soprattutto, perché poco interessante ai fini squisitamente critici e perché non c’è in questo film la pretesa, come in Troy e in 300, di fare revisionismo storico a uso e consumo delle nuove generazioni.
10.000 a.C. è semplicemente un film tutto da vedere e da godere, lasciandosi andare al ritmo, eccellente oltretutto, dell’avventura vissuta da questi due coraggiosi e saggi uomini preistorici, cacciatori di mammouth e salvatori della patria.
In due parole la storia, anche perché non ne servono molte di più: D’leh è un predestinato e, quando un giorno degli uomini a cavallo rapiscono la sua amata Evolet, che secondo la profezia sarà il motore della salvezza del suo popolo, lui si lancia alla sua ricerca con il capo tribù e due suoi amici. È l’inizio di un’avventura che li vedrà, alla fine di un viaggio lungo e pieno d'insidie, a capo di un esercito formato da molti popoli, pronti a combattere per riprendersi la libertà che gli è stata tolta.
Strutturato, come sempre più spesso avviene nel cinema action, come un videogioco, con livelli in sequenza da superare con difficoltà sempre più elevate, 10.000 a.C. sembra addirittura essere in qualche modo ispirato proprio a un adventure di grande successo come Syberia, da cui mutua persino il nome della tribù di D’leh, gli Yukul (i quali nel videogioco vivevano un'esistenza legata a doppio filo proprio con i mammouth). Ma a parte questa coincidenza, ciò che fa di questo film un prodotto d’intrattenimento perfettamente riuscito è la capacità di Emmerich di riuscire a mettere insieme tutti gli elementi necessari per appassionare il pubblico: due attori giovani e bellissimi, una qualità tecnica elevata, una regia attenta e sicura, situazioni vibranti oltre i limiti del possibile, l’afflato epico che porta al finale trionfo dell’indipendenza e della libertà.
Tutto già visto con gli egizi alieni, gli alieni e basta, gli inglesi e persino con il freddo de L’alba del giorno dopo, ma la formula funziona e, si sa, squadra che vince non si cambia. Ma la cosa che più lascia sorpresi è la capacità del regista tedesco di inserire in questi blockbuster un sottotesto politico e sociale di grande spessore. Impossibile non vedere i riferimenti alla guerra in Iraq, alla pericolosa deriva neo cristiana che da qualche anno governa, nel vero senso della parola, la politica americana - lo stesso personaggio di D’leh sembra essere tagliato su Barak Obama in persona, solo con più addominali.
10.000 a.C. è un action senza pistole e senza esplosioni, godibile, divertente e intelligente, perfetto veicolo oltretutto per lanciare le due fresche stelle del film: Steven Strait, già visto in The Covenant, e Camilla Belle, protagonista di Quando chiama uno sconosciuto. Due volti da tenere d’occhio nei prossimi anni.

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