• Visioni - Fotografia - Interviste
  • Conversazione con Guglielmo Pepe, Direttore di National Geographic Italia
di Daniele Federico


Alphabet City lo ha incontrato in un convegno tenutosi a Roma per festeggiare i dieci anni del mensile in Italia (e i 120 anni nel mondo)

Alcune copertine del National Geographic

Lo scorso febbraio National Geographic ha annunciato una iniziativa digitale volta a spingere nuovo traffico sul loro sito web. Questa è solo parte della riorganizzazione del venerato brand. La maggior parte degli accessi derivano dal cosiddetto "user generated content", o "web 2.0" o come diavolo si preferisca chiamarlo. In casa NG oggi si chiama "You Shot" (in italia è diventato "La Vostra Foto") e sostanzialmente fa ciò che già da tanto tempo e con grande successo si vede sulle numerose community di appassionati, in cui le persone si scambiano i loro scatti e organizzano dei contest. Il valore aggiunto sta nell'autorevolezza di cui gode il marchio e nella possibilità di venir pubblicati sul cartaceo.
Il marketing di NG sempre più aggressivo sul fronte web ha visto quadruplicare il traffico nel giro di un mese grazie a questa iniziativa e si prepara a lanciare Geopedia, cugina di Wikipedia tutta orientata a tematiche naturalistiche, e The Green Guide, web-magazine orientato sui temi della sostenibilità ambientale.
Alphabet City ha incontrato il direttore di National Geographic Italia per parlare della situazione nel nostro paese.

Durante il convegno si è fatto riferimento al crescente interesse delle nuove generazioni per l’immagine e quindi per la fotografia. c'è stato un mutamento di attenzione degli ultimi anni: in cosa lo si vede? Quali cambiamenti ha notato da direttore di una rivista che compie dieci anni?
Credo che il processo avvenuto negli ultimi anni riguardi proprio il cambiamento di tecnologie e la conseguente possibilità di avere simili dispositivi per la registrazione di un’immagine. Questa è diventata predominante sul testo, soprattutto e relativamente al web, un esempio su tutti è YouTube. Penso che questa esplosione di internet abbia favorito moltissimo l’interesse nei confronti dell’immagine e quindi della fotografia. Un processo che in Italia è più recente, ma in ogni caso è inarrestabile. In più abbiamo avuto negli ultimi anni l’avvento del digitale, che ha fatto esplodere la fotografia in maniera impressionante, anche perché permette di non avere necessariamente una tecnica eccelsa, sebbene sia sempre vero che il tratto distintivo del fotografo debba essere la professionalità e non l'accesso a determinate tecnologie, però si è più favoriti oggi a scattare fotografie.

Sempre riguardo a questo tema, oggi c’è chi nota sì una proliferazione delle immagini, ma anche un abbassamento generale del livello qualitativo.
Non è vero. Io non sono daccordo perché noi della redazione di National Geographic lo verifichiamo: quest’anno ormai lanciamo il terzo concorso della rivista che è inserito nel più ampio concorso mondiale e l’anno scorso ci sono arrivate oltre 11.000 fotografie di una qualità discreta. I fotografi italiani appassionati, non professionisti, hanno dimostrato di saperci fare: due su qattro dei nostri premiati hanno raggiunto un ottimo risultato al concorso mondiale, al quale hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, ottenendo il secondo e terzo premio. Assolutamente questo è un giudizio che non poggia sui fatti, lo dicono i vecchi fotografi, e per vecchi intendo non di età bensì di atteggiamento. L’effetto del digitale si traduce in questo: se prima si era in cento a scattare, oggi in Italia ci sono milioni di persone. Se poi aggiungiamo i cellulari, le cui fotocamere integrate migliorano progressivamente, i numeri crescono.

A questo punto trasferiamo il discorso al mercato editoriale italiano: il livello dell’editoria strettamente legata alla fotografia, anche a leggere le opinioni degli utenti di alcuni forum on-line, subisce un certo declino: ottime riviste di fotografia come 'Photo' o 'Progresso Fotografico', per citarne soltanto due, sono sparite. Restano davvero in poche, perché sostituite da magazine a contenuto tecnologico e di stampo fortemente amatoriale.
Se vedo l’insieme dei magazine italiani, mi accorgo che è enormemente cresciuto da parte loro lo spazio dedicato alla fotografia. È facile trovare su riviste di media e grossa diffusione, generaliste e non, grandi impaginati dedicati alla fotografia. Quindi tutti hanno colto una crescita d’interesse a livello di gente comune nei confronti della fotografia e questo ha trovato una corrispondenza anche sulla carta stampata. Che poi riviste come 'Photo' non riescano a vendere fa parte di un altro ambito e cioè che qui si comprano pochi giornali.

Certo ma qui si parla di riviste esteticamente più curate, con una selezione più rigorosa.
Ma la bellezza è sempre un fatto relativo. La verità è che il mercato italiano dell’editoria si va sempre più restringendo, si legge poco.

Frequentemente ci si riferisce all’Italia come “fanalino di coda” anche per quanto riguarda la lettura. La domanda è: vede che la situazione va peggiorando per il mercato editoriale o che sommariamente resta sempre il solito?
In realtà il numero dei lettori dimunuisce anno dopo anno, purtroppo. Aumenta il numero dei fruitori di internet. La capacità sta oggi nell’integrare la carta stampata con il web, ed è la direzione verso cui noi stessi ci stiamo muovendo con un sito esclusivamente dedicato ai lettori.

Abbiamo detto che l’interesse per l’immagine aumenta, non solo in Italia. Questo accade anche nell’informazione. A suo parere, davvero delle immagini possono spostare dei processi decisionali di grande rilevanza? Esiste la funzione sociale delle immagini?
Sì. Faccio un esempio vicino a noi: Michael Nichols, grazie alle sue immagini che documentano avvenimenti in Africa, è riuscito a far finanziare dei progetti di protezione di aree dell’Africa. La fotografia ha una grande forza, un grande impatto. Riesce a narrare una situazione senza grandi discorsi: se la foto è bella, capisci tutto quello che c’è dietro. È incredibile.
Devo dire che ho sempre amato la fotografia, però da quando dirigo il National Geographic l’amo molto di più perché sono riuscito a capire che l’immagine ha un maggiore impatto degli altri media.

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