Vampiri e licantropi si affrontano sul grande schermo, ma purtroppo anche loro cedono al fascino della modernità e mettono mano alle armi automatiche. La domanda sorge spontanea: perché?

Maschietti, non tiratevi indietro. Quanti di voi non vorrebbero farsi succhiare il sangue da una vampira supersexy inguainata in una tutina di latex nera?
Chi non alza la mano è un bugiardo e proprio sulle voglie nascoste del più bieco pubblico maschile, nonché sul neanche troppo latente istinto di dominatrice che hanno tutte le donne, si basa
Underworld, film di vampiri non omologabile come horror, ma molto più propenso a farsi ricordare come action velatamente sommerso.
Una premessa intrigante, ma che fa invece di quest'opera molto dark e molto cool più un case history per il marketing che una pellicola che resterà negli annali.
Peccato, perché gli elementi di base c'erano tutti per creare un piccolo cult. Invece Len Wiseman, regista di videoclip di vaglia, ha preferito scegliere la strada più sicura, mettendo delle efficaci armi automatiche in mano ai vampiri e trattando i licantropi come dei terroristi di Al Quaeda, tutti intenti a creare armi batteriologiche letali per la razza dei padroni.
Magari i riferimenti non sono voluti, ma in questi tempi di sospetto e intolleranza, raccontare storie che rispecchiano l'ordine mondiale in una diversa dimensione non può non lasciare l'ombra del dubbio.
Ma noi che siamo uomini di cinema, preferiamo parlare dell'occasione perduta di dare nuova linfa a un genere affascinante come l'horror vampiresco, relegandolo a un qualunque spara-spara più adatto a una sala giochi che a un cinema.
Ci resta la silhouette sexy di Kate Beckinsale, a cui manca però quel tocco in più per trasformarsi da piacevole ricordo fugace in icona, e qualche buona sequenza d'azione, coatta al punto giusto, ma comunque fine a se stessa.
Insomma, non ho nè paura nè desiderio d'avere paura nel tornare a casa. Ma non è a questo che servono i film di paura?
Commenti (0)
Inserisci il tuo commento