
Uno scrigno che racchiude la vita vera delle persone non perfette che popolano questa terra, un gioiello prezioso e perfettamente miniato: questo è
A Love Song for Bobby Long, il film che per la prima volta ci presenta un John Travolta invecchiato rispetto alla sua reale età. Curvo su se stesso, zoppicante a causa di un alluce in cancrena, alcolizzato, spietatamente diretto e molto colto. John Travolta si conferma uno dei più grandi attori del mondo, uno dei pochi che potrebbe veramente fare di tutto.
Accanto a lui Scarlett Johansson, più bella che mai, meravigliosa e prosperosa come una campagna in primavera, dolce, fragile, arguta, ribelle, desiderosa di riprendersi una vita che le è stata tolta. E ancora, nella parte di Lawson, una sorpresa: Gabriel Macht, probabilmente il più bravo dei tre in questo film.
Il delicato tocco di Shainee Gabel, autrice anche del romanzo da cui la pellicola è stata tratta, delinea un paesaggio meraviglioso, atmosfere, luci e musiche che sanno di sud, di blues, di Alabama e di Virginia, di sole, di calore umano, di siesta pomeridiana, di dolci alla crema e pinoli appena sfornati. Non c'è tutto questo nel film, eppure c'è, si avverte chiaramente, se ne percepisce persino l'odore.
Bobby Long è un alcolizzato professore caduto in disgrazia, ma tutti sono lì per dimenticare, tutti a ruotare attorno al dramma immobiliare della casa di Pursy, la figlia di un'amatissima Lauranne che non conosciamo, ma che tutti diconmo essere stata una gran donna. Bobby è rude e disgustoso, spocchioso nella sua cultura, misterioso e disperato. Un adorabile vecchio porco che prende Pursy sotto la sua ala, che sa capire che in lei c'è qualcosa per cui valga la pena alzarsi al mattino.
Bobby vuole diventare immortale: vuole essere ricordato in una canzone, in un libro, vuole separasi dalla dimensione terrena che lega noi comuni mortali a questa terra, non più persona, ma personaggio. E per questo cerca un autore. Un libro è un rifugio e questa casa ne è piena, quindi forse è il luogo più sicuro al mondo.