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di Daniele Federico


Edo Bertoglio e la sua memoria “fotografica”

Cult figurines. Edo Bertoglio

Secondo alcune teorie neurologiche il nostro cervello registrerebbe tutti i dati che riceve, ma, poichè non è possibile tenere le informazioni tutte insieme, la nostra parte conscia tenderebbe a costruire una “realtà” per quanto più possibile coerente. In questo modo la mente si troverebbe a selezionare la maggior parte dei ricordi destinati alla memoria cosciente.
Secondo altre teorie, stavolta antropologiche, il concetto di mente andrebbe ripensato: essa sarebbe un’entità che inizia nel nostro cervello, ma termina nel mondo circostante. Perciò anche il post-it che appiccichiamo sul frigo di casa farebbe parte della nostra memoria, così come i nostri promemoria, diari, procedure di lavoro, etc. Questo approccio si chiama “ecologia della mente” ed è stato iniziato da Gregory Bateson.

Detto ciò parliamo di fotografia: dalla sua nascita nella seconda metà dell’Ottocento, essa svolge una funzione di supporto alla nostra memoria: usiamo le istantanee per bloccare i momenti migliori della nostra vita e conservarli nel cassetto (o nell’hard disk) per poi usarle come attivatori dei nostri ricordi al momento più opportuno.
Così introduciamo il lavoro di Edo Bertoglio:
Wendy W. Now, la famosa truccatrice che fece del trucco un'arte. Edo Bertoglio
"Quei bauli erano l'unica cosa che avevo tenuto dopo che nel '90 ero andato via da New York e per quattro anni non li toccai. Li riaprii solo nel '94, e dopo che si sbloccò l'uscita di Downtown 81 (girato nel 1981 e per problemi di produzione uscito solo nel 2000, ndr) furono proprio quelle foto a farmi venire voglia di girare un nuovo film. L'idea iniziale era quella di andare lì a New York, di fare le interviste con le foto in mano, con la certezza che quelle foto avrebbero suscitato negli altri lo stesso impatto emotivo che avevano avuto su di me"

In questo estratto il fotografo racconta a Tiziana Lo Porto, per XL, la genesi del suo documentario Face Addict nel 2005, e la ricostruzione collettiva di una memoria relativa a un periodo fondamentale per lui, ma anche per la nostra cultura. Questo processo, come racconta l’autore, si formò attraverso un processo a valanga: dalla visione scaturì il riaffiorare dei ricordi e delle persone, da lì il viaggio per ritrovare prima Glenn O’Brien, lo sceneggiatore del precedente Downtown 81, in seguito Maripol, la sua fidanzata dell’epoca e via via gli altri personaggi sopravvissuti al tempo, alla droga e all’AIDS dei primi anni ‘80.
Edo Bertoglio ha chiamato il suo lavoro "Face Addict" (Drogato di volti) perchè la sua esperienza fu di fotografo ritrattista, essendosi impegnato a ritrarre le ragazze newyorkesi che conobbe tra il ’77 e l’82, dal mitico Mudd Club al più famoso Studio54, poichè attratto dal loro stile e dalla loro bellezza, usando un flash anulare che, come sanno i ritrattisti, è molto usato nella fotografia beauty per la sua luce diffusa, potente, in grado di eliminare le molte imperfezioni di un viso fino a dare una sensazione di pulizia e di smaterializzazione ed esasperando l’aspetto da bambola delle giovani ragazze da lui rappresentate. Queste immagini, conosciute col nome di “Figurines”, offrono una descrizione della “Downtown Scene”, la scena artistica che si sviluppò a New York durante la profonda crisi economica degli anni ’70, costituita da personalità del calibro di Jean-Michel Basquiat (il protagonista di Downtown 81), Keith Haring, Jim Jarmusch, Debbie Harry dei Blondie, John Lurie, e molti altri.

Face Addict. La locandina del film di Edo Bertoglio"Face Addict" è una testimonianza costruita tra i ricordi scaturiti da una memoria collettiva e conservata dalle immagini fotografiche di questo interessante fotografo.
Uno degli elementi più importanti nell’esistenza di ciascuno di noi è l’identità come qualcosa che viene creata giorno dopo giorno e conservata nella memoria, non a caso uno tra i deficit forse più dolorosi è la perdita della memoria, perchè così si perde proprio la nostra essenza e ragione di vita. Non è difficile capire perchè è importante il lavoro di artisti come Edo Bertoglio, il quale nel condurre un'operazione apparentemente privata, ci parla anche di noi, della nostra cultura che ancora contiene tanti riferimenti agli anni ’80. La forza di tutto ciò sta nella particolarità di quell’esperienza e nel bagaglio emozionale che porta con sè. Le emozioni sono infatti uno tra gli elementi che più di altri riescono a cementare i ricordi.

“Che cosa c’era al posto della fotografia prima dell’invenzione della macchina fotografica? La risposta più ovvia è l’incisione, il disegno e la pittura. Ma la risposta più illuminante sarebbe: la memoria. In precedenza la funzione della fotografia era svolta dalla mente”
John Berger, Sul guardare

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