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08 febbraio 2012  



  • Letture - Fumetti - Interviste
  • Un peluche ci seppellirà - Intervista a Neil Swaab
di Andrea Grieco


Un'incursione nel pensiero del creatore di Mr. Wiggles, il teddy bear più violento del mondo

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Considerate le innumerevoli modalità con cui vanno influenzandosi pittura, design, animazione, fumetti e videogames, diviene sempre più difficile, benché stimolante, delimitare gli ambiti specifici di ciascuna espressione creativa. Pop-surrealism e lawbrow-art sono solo due degli innumerevoli movimenti contemporanei che manifestano la misura in cui forme, tonalità e tecniche narrative possono transitare in un ludico e sfolgorante pastiche. Gallerie in cui campeggiano lussureggianti tele d’icone filmiche o del mondo dei cartoon, toys concepiti per essere disegnati con stili e concept di artisti versatili, programmi televisivi che mutuano lo sfarzo coloristico e le linee stilizzate di giochi da consolle; un continuo crossover avallato dagli odierni mezzi digitali, dallo sviluppo dei composti acrilici e, soprattutto, da un retaggio culturale imbevuto di tutto quanto ciò che i mezzi mediatici hanno prodotto negli ultimi trent’anni. In questo fervore immaginifico l’arte sequenziale, se si esclude l’epifenomeno dei “cinecomix”, sembra ancora sprigionare tutta la sua carica eversiva quando attinge dalle energie contrastanti le correnti culturali dominanti.
Gli umori e l’innata vena dissacratoria sono quanto sostanzia la produzione di Neil Swabb, polivalente artista newyorkese che giunge alla notorietà con le strisce di Mr. Wiggles, un laido orsetto di peluche dedito all’ultraviolenza e al soddisfacimento di ogni appetito sessuale. Non ci sono freni alle nefandezze del Teddy Bear ideato da Swaab, sotto i cui colpi vacillano le fondamenta socio-culturali dell’Occidente. Le storie di Mr. Wiggles sono note in Italia grazie a Internazionale, che sin dal 2004 ospita regolarmente sulle sue pagine le insane avventure dell’osceno pupazzo, strisce che oggi vengono tutte raccolte in un imperdibile volume che comprende anche tavole rimaste sin’ora inedite. Occasione migliore non poteva esserci per poter discutere con l’autore del suo lavoro e dei fermenti linguistici in atto.

Disegno originale di Neil SwaabC’è un artista che ha influenzato in modo particolare il tuo lavoro?
Ci sono molti artisti che hanno avuto un ruolo rilevante in ciò che faccio. Renée French, Dave Cooper, Dave McKean, Mark Ryden, i Clayton Brothers e una marea di artisti, specialmente provenienti del circuito underground e dalla stampa alternativa. È però difficile dire quanti e in quale maniera affiorino dal mio lavoro. Ultimamente però mi soffermo poco sulla produzione altrui per cercare di non farmene influenzare e riuscire a concentrarmi solo sulle mie personali ideosincrasie.

Ascolti musica quando lavori?
Non quando scrivo, ma praticamente sempre quando disegno. Qualsiasi cosa può andar bene, non ho un genere preferito, dipende dall’umore del momento. In questo periodo ascolto soprattutto Jolie Holland, Neko Case, Ben Harper e Jens Lekman.

Negli ultimi anni si è assistito all’affermazione di una sorta di new pop: puoi dirci la tua idea in merito a cosa è arte popolare e se ritieni appartenervi in una qualche maniera?
Non mi considero un artista pop. Penso che il mio lavoro è troppo estraneo e non attinge dallo stesso humus dal quale invece quest’attitudine trae ispirazione. Magari posso anche condividerne modalità e tecniche, ma poi preferisco concentrarmi di più sui rapporti tra le persone e far emergere riflessioni sulla condizione umana.

Quale differenza passa tra il disegnare un'illustrazione e disegnare un fumetto?
Penso che i fumetti siano capaci di poter trasmettere idee più complesse rispetto a quanto possa fare un’illustrazione. Con i comics si può praticamente dire tutto, o almeno quello che si sente il bisogno di comunicare e, il più delle volte, si può fare affidamento su un fruitore dalle molteplici risorse e aspettative. Un lettore di fumetti scopre un po’ per volta la storia e, volendo, può ritornare sulle pagine già lette, o addirittura far riferimento ad altro materiale per approfondire quel che sta conoscendo. La cosa potrebbe accadere anche per colui che osserva un’illustrazione, ma non sempre è detto che ciò avvenga. Con i fumetti è poi possibile sperare in una maggior interazione con il pubblico.

Disegno originale di Neil Swaab

Cambia qualcosa nel realizzare un lavoro in digitale o con mezzi tradizionali?
Non vedo una reale differenza tra i due metodi creativi, non faccio differenza tra le tecniche. Un artista oggi può usare il computer nella stessa maniera in cui si sono usati e si continuano a usare pennelli e matite; è quindi verò che si sono moltiplicati i modi in cui poter scegliere di lavorare. Personalmente ho piacere nell’usare sia i media tradizionali che quelli digitali, e spesso mescolarli assieme e ottenere nuovi risultati. L'unica vera differenza è negli occhi dell’osservatore, nella loro formazione e abitudine a recepire le forme artistiche.

Tu lavori sia in ambito sotterraneo che per note riviste, cosa cambia questo nella natura di ciò che si concepisce?
Chiaramente un lavoro commerciale è molto diverso rispetto al lavoro più strettamente personale: il primo lo si realizza per il beneficio di qualcun’altro e serve per poter favorire il consumo di una merce, qualunque essa sia; nell’altro caso è un concepire “puro”, per se stessi.

In Italia è stato da poco pubblicato il volume che contiene le storie del tuo Mr. Wiggles; hai mai avuto difficoltà con la censura, o di altro tipo, per questo fumetto?
Raramente mi sono dovuto cimentare con la censura, soltanto in un paio di occasioni, quelle in cui ho collaborato con grandi periodici. Ma in genere tutto fila liscio peché tendo a pubblicare il mio lavoro con chi conosce quello che faccio, così evito di avere problemi. Solo in questo modo è possibile lavorare con tranquillità.

Qual è la tua idea di umorismo?
Questo è un concetto abbastanza difficile da definire. Cerco di non analizzare o definire troppo questo elemento, altrimenti si corre il rischio di svilire il processo e l’effetto. Posso però dire che l’umorismo deve essere sottile e deve agire in modo sbalorditivo e profondo. Se si vede lo scherzo lontano un miglio non è divertente. Per funzionare deve agire inaspettatamente. Per il resto è difficile analizzare nel dettaglio questo fenomeno. Sicuramente l’umorismo sfida le convenzioni e informa. Ma soprattutto deve far divertire.

Conosci la scena fumettistica europea?
Non così come mi piacerebbe. Sarò presto in Italia per una settimana e spero di fare incetta di fumetti mentre vi risiederò.
Disegno originale di Neil Swaab

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