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17 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Interviste
  • Napoli Comicon 2008
di Andrea Grieco


La kermesse dedicata alla nona arte giunge al suo decennale. Ne abbiamo parlato con Alino, responsabile dell'organizzazione

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Giunge alla sua decima edizione il Napoli Comicon, il salone internazionale del fumetto che dal 24 al 27 aprile si svolgerà, come ormai da tradizione, negli ampi e suggestivi spazi di Castel Sant'Elmo. Tante le iniziative previste per festeggiare e rendere imperdibile quest’importante tappa di un evento che negli anni ha saputo tracciare i percorsi intrapresi dalla nona arte, evidenziandone evoluzioni e commistioni.
Un curriculum di tutto rispetto, costituito da mostre epocali che hanno dato la possibilità a un pubblico sempre più numeroso e accorto di poter apprezzare le opere di maestri indiscussi come Milo Manara, Enki Bilal, Miguel Angel Martin, Moebius, Go Nagai; un programma sempre ricco di iniziative, proiezioni, ospiti illustri e tanti stand per operatori, professionsiti e lettori in cerca delle ultime pubblicazioni. Una kermesse in continua evoluzione per confacersi alle dinamiche di una forma espressiva cangiante, capace di interfacciarsi con i più disparati fenomeni e linguaggi: cosplay, animazione, cinema, dj-set.
Insieme ad Alino, il responsabile dell’organizzazione, abbiamo tracciato la storia e i fermenti in atto di questo appuntamento irrinunciabile per ogni appassionato dell’arte tout court.

L’edizione di quest’anno segna un traguardo importante. Ci puoi illustrare i momenti più significativi di questo splendido viaggio?
Dieci anni sono moltissimi in relazione alle difficoltà che si incontrano nell’organizzare un evento, e perdipiù di “nicchia” come nel caso del Fumetto. Eppure sembrano essere volati, e guardandomi indietro davvero ho solo l’imbarazzo della scelta. Il 1998, ovviamente, e la sua prima edizione, è stato un anno fondamentale, peraltro molto pregno culturalmente, con una personale di Lorenzo Mattotti, ancora oggi tra le più belle e grandi da noi fatte. Pensandoci adesso, davvero un momento altissimo per degli “imberbi” appassionati che si affacciavano al mondo dei Festival. E anzi, non nego che fu un passo forse più lungo della gamba, umanamente ed economicamente. Ritengo che l’edizione del 1999/2000, da molti sottovalutata anche perché l’unica non al Castello ma nella bellissima, ma più ridotta, Villa Pignatelli, sia stato un momento cardine del progetto, ovvero l’anno in cui avremmo potuto abbandonare e nessuno ne avrebbe risentito. Invece un paio di noi si sono stretti intorno alla voglia di andare avanti del principale attore organizzativo, Claudio Curcio, e abbiamo tenuto duro per altri 2/3 anni fra enormi sacrifici e scetticismi, mascherando il tutto con valide scelte culturali e con tanta umanità.
Il 2002, con un’edizione dedicata all’Italia e la grande mostra su Milo Manara, credo sia poi stato l’anno del riconoscimento, della crescita esponenziale del pubblico e dell’interesse del settore. Dall’anno successivo in poi, credo che la scelta vincente, tra le altre, sia stata il rivolgerci con forza verso una dimensione internazionale, sia al Salone, con la costante presenza dei maggiori autori e operatori mondiali, sia con le tante collaborazioni all’estero, che ci portano ora ad essere il referente italiano per i più importanti festival al mondo-cito Angouleme in Francia, ma anche la Buchmesse di Francoforte, oppure il Portogallo, Barcellona e la Corea del Sud. Proprio a quest’ultimo paese è legata una delle mie tappe più significative, con la prestigiosa mostra organizzata nel 2003 al museo di arte moderna di Seoul, che ospitò la nostra Futuro Anteriore, progetto che curo personalmente e che oggi è alla settima edizione, di riscoperta di talenti italiani, in collaborazione con il Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona. Un viaggio e un momento importantissimo che fece comprendere la possibilità di legarci al mondo delle esposizioni anche al di là del Salone. Potrei continuare con decine di altri esempi, personali e professionali, ma mi fermerei. Certo che aver visto l’anno scorso il mito Moebius ballare a braccetto con Florence Cestac, mente cantavano Igort e Joann Sfar, e Davide Toffolo disegnava potrebbe anche farmi dire “ho visto tutto”! Ma la sensazione che ho avuto “maneggiando” le tavole originali di Bilal (o di Igort, oppure un originale Yellow Kid e tante altre...), mi fanno andare avanti..

La locandina dell'edizione 2008, la decima, dedicata al magenta, ad opera di Lorenzo MattottiQuali iniziative coroneranno questi dieci anni di intensa attività?
Coerenti con il nostro spirito che preferisce comunque andare avanti, anziché guardarsi indietro, abbiamo optato per una edizione ben poco autoelogiativa, o autoreferenziale. L’unica vera concessione al 1998 è il grande ritorno di alcuni degli autori già presenti nella prima edizione, quali Miguel Angel Martin o Giuseppe Palumbo, ma soprattutto Lorenzo Mattotti, che ha disegnato il manifesto originale della manifestazione, e sarà presente con la mostra del suo capolavoro Fuochi. E ci sembrava finalmente il momento degno per celebrare, con una grande personale, il grande e scomparso Attilio Micheluzzi, istriano trapiantato a Napoli, cui è dedicato, da sempre, il nostro Premio annuale, con la figura di uno dei suoi personaggi simbolo, ovvero “Petra chérie”.
A parte ciò il Carcere Alto, sede delle mostre a tema (quest’anno il colore chiave sarà il Magenta, ovvero tutte le metafore del Rosso), sarà teatro di altre splendide mostre; dall’omaggio al Sangue e alla Poesia di Alejandro Jodorowski, ai 60 anni del nostro Tex Willer, alla riscoperta delle linee sensuali del francese Georges Pichard, alla succitata Futuro Anteriore, sul tema della Passione (e Rivoluzione, a 40 anni dal ’68).
Tante altre le mostre al Castello, e anche sparse per tutta Napoli e anche fuori (a Roma, a Caserta, perfino in Germania e in Francia), in un apposito cartellone di eventi, che chiamiamo COMIC(ON)OFF. E poi tanti altri omaggi, concorsi (Imago 08), il mercato altamente selezionato e, soprattutto, l’occasione di incontrare tanti autori anche internazionali, un po’ il fiore all’occhiello di COMICON, abitudine spesso “abbandonata” dagli altri festival.
Ed è sempre nell’ottica di andare avanti che si inserisce la creazione di VisioNA, un marchio che raggruppa noi e il NapoliFilmFestival, anch’esso giunto alla decima edizione, insieme per rilanciare le arti visive a Napoli, con una maggiore promozione dei nostri festival, e la creazione di altri due, uno per la fotografia, l’altro, con il nome di CartooNa, derivante dall’Animazione (costola sempre di alto livello di COMICON), dedita al cinema animato e che vedrà un primo grande momento proprio al Salone napoletano, grazie ad un ospite a sorpresa, il grande Dave McKean.

Il fumetto e i suoi autori, ma anche tante sezioni e mostre che offrono uno sguardo attento ai fenomeni mediatici e alla loro commistione: come si riesce a organizzare e armonizzare un progetto tanto complesso?
Non posso dire sia facile, ogni anno si incontrano problemi diversi, ogni anno le proposte che ci vengono fatte aumentano di livello e di complessità, a fronte invece di una situazione economica che ci costringe sempre a far quadrare i bilanci, risparmiando qui e là. Ma non sono qui per lamentarmi, chiaramente, lo standard qualitativo di mostre e l’offerta culturale è sempre maggiore, e come notavi tu, anche la differenziazione degli eventi e delle tematiche: nuove tecnologie, con cui far sempre più i conti, estensione dei confini culturali del fumetto stesso, che dialoga sempre più con le altre arti, il cinema, la grafica, la musica, la letteratura; mi preme sottolineare ad esempio una mostra secondo me importantissima, che aprirà qualche giorno prima del Salone, il 19 aprile, a Capodimonte, dove si festeggiano i 50 anni dello storico Museo, e dove siamo stati chiamati ad allestire una esposizione sul rapporto tra il Fumetto e le altre arti. Ovviamente per noi è un onore, e per il fumetto una consacrazione, entrare nel tempio dei Caravaggio e Picasso, abbattendo ancora un po’ le barriere tra culture Alte e Basse, per così dire.
Tornando all’organizzazione, il lavoro è tanto, va detto, e ci vuole anche tutto l’anno, non necessariamente retribuito o riconosciuto a dovere. E non siamo nemmeno in molti a farlo, stabilmente oramai lavorano 3-4 persone, oltre a molti altri collaboratori esterni. Tutto potrebbe migliorare se girassimo ovviamente attorno a contributi istituzionali e privati più solidi, che però sono frenati dallo scarso appeal che ancora hanno il fumetto e l’animazione, soprattutto nelle nostre zone. Le istituzioni, a cui comunque va il nostro ringraziamento, stanno lentamente dando più spazio al nostro Salone. Ma la strada è ancora lunga.

Come si è arrivati alla scelta di una location tanto intrigante come Castl Sant’Elmo, che sembra essere divenuta la sede ufficiale dell’evento?
Lo è, e lo sarà, speriamo! Anzi siamo oramai diventati una manifestazione direttamente pertinente alla Soprintendenza napoletana, che infatti prende in carico le mostre al Castello per tutto il mese successivo ai 3-4 giorni di salone e mercato.
La verità è che quando nel 1998, dalla libreria di Napoli di cui era titolare, Claudio Curcio, e poi tutti noi di cui si circondò, volle fare un festival di fumetto, ispirandosi alle grandi mostre che aveva visitato, cercò una location in grado di sorprendere una città ancora troppo legata all’idea del fumetto come media dedicato all’infanzia. Ecco, lo scopo fu quello di cercare di affrancare la letteratura disegnata dall’essere mero intrattenimento per bambini e mostrarne invece l’atto artistico più attento. E quale situazione più originale, se non la miscela e il contrasto derivante da una sede museale come il Castello, con le sue mura cinquecentesche di tufo, e una tavola di Giardino, incorniciata come fosse un Van Gogh (beh, quasi...)? E per questa lungimiranza va sicuramente elogiata la sovrintendenza al Polo Museale di Napoli, nella persona di Nicola Spinosa, che sin dall’inizio ha creduto a questa opposizione vincente.

Hai notato dei cambiamenti nel pubblico frequentante la mostra?
Beh, proprio in relazione all’obiettivo su indicato, direi che il pubblico del Comicon è molto cambiato da quando ci rispondevano: “Ah, bello! Verrò con i miei figli!”. È ancora, certamente, un ottimo posto dove andare a trascorrere un weekend con tutta la famiglia. Però con la consapevolezza, ora, di visitare mostre d’Arte, e un evento di rilievo internazionale, non più, semplicemente, un ritrovo ludico per nerd; c’è attesa ora, e spero sia dovuto anche all’attenzione che mettiamo nei particolari, per le tante mostre, così come la presenza di tanti autori stranieri e italiani. Persino la selezione degli stand, dovuta peraltro a cause strutturali (il Castello non ci permette di avere spazi infiniti), è fatta anche per schivare inutili ripetizioni e offerte commerciali che sfocino troppo nel baraccone circense, e per evitare dannosi aspetti folkloristici, che magari ci farebbero avere qualche articolo in più, ma rendendo un pessimo servizio a tutto il settore.
Molto è ancora da fare, io credo, quanto a “educazione” del pubblico (partenopeo e del meridione in generale); però è un pubblico sicuramente più competente, più curioso, anche verso le produzioni non proprio mainstream. Inoltre c'è una maggiore variante geografica nel nostro pubblico, siamo oramai polo attrattore per tutto il Sud e Centro Italia.

Il Comicon è una manifestazione importante, non solo perché è un momento che permette di sondare gli umori espressivi in atto, ma perché manifesta la vitalità di una città come Napoli...
Questa è una situazione ambivalente. Ho appena elencato aspetti positivi della città di Napoli: una crescita culturale, la bellezza della città, le risorse infinite, l’attenzione di tanti partners vogliosi di far diventare la nostra una città centrale nel mondo della Nona Arte. E potrei continuare citando la nascita di alcune realtà editoriali molto attive in tutta la Campania, fenomeno nel quale speriamo di aver avuto una qualche parte, quali Lavieri, Albatros, capaci anche di creare e raccogliere attorno a loro un nutrito gruppo di giovani e promettenti disegnatori, come il caso di GG Studio, della cui valida produzione avremo una significativa mostra ad aprile.
Eppure, purtroppo, dobbiamo ancora lamentare una scarsa “tutela” da parte delle istituzioni in generale, e anche oltre le istituzioni, una difficoltà di base ad agire nei meccanismi della quotidianità napoletana, che rendono il lavoro di Comicon sempre troppo instabile e complicato; una realtà, ci rendiamo conto, comune a molte attività culturali in città, costrette a fermarsi e/o a spostarsi. Noi cerchiamo ancora di provarci, ma la tensione alla “fuga” è forte! E non è detto che non vedremo mai la sigla Comicon associata al nome di un’altra città.
Ma ora ci godiamo questo probabilmente straordinario decimo compleanno!

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