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  • Conversazione con Terrence Howard
di Alessandro De Simone


Candidato all’Oscar per un minuscolo film, spalla di Tony Stark nel blockbuster dell’anno. Abbiamo incontrato in un’esclusiva one to one uno dei protagonisti di Iron Man

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Terrence Howard è uno degli attori più interessanti degli ultimi anni. Candidato all’Oscar per Hustle & Flow, progetto indipendente sotto l’egira di MTV diventato un piccolo cult degli ultimi anni, ha poi avuto la fortuna di far parte di Crash di Paul Haggis, miglior film per l’Academy Award nel 2006 e adesso veste i panni del miglior amico di Tony Stark, il tenente colonnello Jim Rhodes, in Iron Man, nuovo franchise uscito dai Marvel Studios.
Abbiamo incontrato Terrence Howard a Roma e la chiacchierata è stata assai piacevole, come potete leggere anche voi.

Mr Howard, una nomination all’Oscar per un piccolo film indipendente come Hustle & Flow e adesso co-protagonista in un film di supereroi: come ci si sente?
Questa la vita,, non c’è molto da dire, è un po’ come succede a Robert De Niro, un vincitore di Oscar che poi si trova a interpretare delle commedie di successo, è solo una questione di equilibrio all’interno della tua carriera. Fare un un piccolissimo film per film come Hustle & Flow, costa a un attore tanto tempo, tanta fatica per riuscire a raggiungere un obiettivo che nella maggior parte dei casi è solo una soddisfazione personale, perché parliamo di opere che vengono viste da un pubblico ridottissimo. Ma per avere questa possibilità e restare un attore credibile e commercialmente valido in un mondo governato dall’economia, devi fare anche dei film che hanno ottime possibilità di essere dei grandi successi. In Iron Man sono la spalla di Robert Downey Jr, così come Gwyneth Paltrow e Jeff Bridges, ma lo stesso Robert è in fondo la spalla di Iron Man.

Fa questa considerazione anche con una punta di tristezza. Dev’essere frustrante essere conosciuti dal grande pubblico solo dopo avere fatto un blockbusterSe Iron Man sarà un successo, come sembra che debba essere, ne faremo un secondo e un terzo e saranno una solida base per poter fare altri tre, quattro film come Hustle & Flow e non preoccuparmi di come pagare anche il college ai miei figli, di dare un tetto sulla testa a mia nonna, comprarmi una bella automobile e fare i regali di Natale alla famiglia e agli amici. Non c’è tristezza in queste considerazioni, è vero, sarebbe bello fare i film che sogni e vederli incassare tanti soldi, ma la cosa importante è sapere che quei piccoli film vengono dal cuore e basta.

Quando ha letto la sceneggiatura di Iron Man non ha pensato che il suo personaggio, il tenente colonnello Jim Rhodes, è in fondo una versione aggiornata di Colin Powell?
Certo, assolutamente, sono un ufficiale dell’aeronautica statunitense che fa da collegamento con un magnate dell’industria bellica nostro fornitore. Ma mi sono anche reso conto leggendo di come si sarebbe evoluto il mio personaggio. Spesso mi hanno chiesto perché avessi scelto un ruolo secondario come questo o anche altri ho interpretato nella mia carriera. La risposta è molto semplice: perché non c’è niente di meglio che stare nelle retrovie e osservare come si evolve la situazione. È come conquistare una bella ragazza in un bar: tutti le offrono da bere e tu resti seduto a osservarla. Alla fine della serata quella ragazza verrà a casa con te. La ragazza di Jim Rhodes è l’armatura di Iron Man e prima o poi anche lui la indosserà.

Iron Man è comunque un film estremamente politico e così il suo personaggio…
Iron Man è un film che parla di responsabilità, in particolare di quelle che si deve assumere un eroe, quello che deve fare e quello che gli altri si aspettano che faccia. Rhodey ricorda sempre a Tony quali sono i suoi doveri nei confronti della nazione, ma non si assume mai la responsabilità delle sue azioni. Quando Tony torna a casa con dei nuovi ideali, si rende conto di avere agito nel proprio interesse e per il bene della nazione vendendo le sue armi e armando i soldati americani, ma che questo suo comportamento era contrario al bene dell’umanità. Rhodey non riesce a condividere questa visione perché è un militare e ha un punto di vista totalmente diverso. Per preparare il film sono stato tre mesi con i ragazzi dell’U.S. Air Force e ho capito che per loro non esiste “Io”, ma sempre e soltanto “Noi”, inteso come Stati Uniti d’America.

E lei condivide questa visione?
Purtroppo è la realtà dei fatti. Fu Einstein a suggerire a Roosveelt a sviluppare velocemente il progetto della bomba atomica per porre fine alla seconda guerra mondiale per evitare che i nazisti ci arrivassero per primi. Fu un gesto che potè perdonarsi solo pensando alle conseguenze positive dell’orrore che avrebbe creato.
Quando Rodhey si rende conto che tutta la propaganda fatta per assicurare la sicurezza del suo paese era solo ipocrisia, perché le stesse armi che usa per proteggere la democrazia sono state vendute a persone in Russia, in Afghanistan, in Corea, solo per arricchire una persona, allora si accorge di essere stato usato per qualcosa di spaventoso.

Vedo che ha abbracciato il ruolo di Rhodey con grande passione…È la vita di molti uomini che ho conosciuto durante il periodo che passato con l’Air Force, uomini capaci di dare la propria vita per eseguire un ordine e ho cercato di capire queste persone votate al sacrificio. Non sono un patriota, semplicemente perché non considero l’esistenza dei confini, siamo tutti cittadini del mondo per quanto mi riguarda, ma ciò non toglie che sia stato colpito dallo spirito di questi uomini, capaci di dare la loro vita per difendere il loro paese, mi è sembrato giusto rendere loro omaggio.

Concludiamo con una domanda decisamente più classica e quasi necessaria: com’è stato lavorare con uno straordinario talento come Robert Downey Jr.?È stata la ragione per cui ho accettato di fare il film. Quello che maggiormente cerchiamo noi attori è l’essere trasparenti e liberi, senza portare alcun bagaglio appresso, perché se hai fatto avanti indietro con l’armadio alla fine non ci sono più scheletri da nasconderci dentro. La vita di Robert è stata perquisita dall’FBI e giudicata dall’opinione pubblica per tutto quello che ha fatto nella vita, ma questo lo ha portato oggi a essere libero, quando lo vedi entrare in una stanza sai che quella persona non è diversa da come la vedi. Questa libertà, questa vulnerabilità gli permettono di trasmettere con la sua recitazione un’assoluta verità. Io ho voluto imparare, questo come la sua facilità nell’improvvisazione e gli ho detto dal primo giorno che sul set che dovunque sarebbe andato io l’avrei seguito.

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