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  • Immagini del Gusto – Intervista a Cristina Paglionico
di Daniele Federico


La responsabile della comunicazione ci racconta le difficoltà e la passione di uno dei più grandi eventi di fotografia diffusa degli ultimi anni

Cristina Paglionico

Al suo secondo anno, Immagini del Gusto, percorsi contemporanei sul cibo cresce, si allarga enormemente e coinvolge tanti nuovi autori. Da mesi decine e decine di circoli fotografici, fotoamatori e piccoli professionisti sono in fermento per le 250 mostre in preparazione su tutto il territorio italiano e per i due libri fotografici.
Ma l’evento centrale si terrà a Bibbiena, sede del Centro Italiano della Fotografia d’Autore con esposizioni, degustazioni e incontri.
Insieme a Cristina Paglionico, responsabile dei tavoli di lettura per Immagini del Gusto, abbiamo delineato la storia e le finalità sociali di questa grande manifestazione.

In un proliferare di concorsi fotografici internazionali e di grandi premi della fotografia, Immagini del Gusto è riuscita a organizzare un manifestazione nazionale di grande respiro dedicata alla fotografia amatoriale italiana, sulla cultura del cibo. Ci racconti la nascita e la formazione di questo progetto?
All’inizio era il prodotto tipico. Nel 2006 la FIAF e SlowFood fecero una ricerca fotografica basata sulla rappresentazione dei prodotti di eccellenza nel territorio italiano. Furono chiamati i migliori fotografi della 'Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche' a rappresentare la qualità della produzione e della tradizione regionale. Eccellenza su eccellenza, quindi. Ma il rapporto con il cibo non si poteva risolvere così. Il Comitato Scientifico del 'Centro della Fotografia d’Autore di Bibbiena' si pronunciò lanciando l’idea di un approfondimento su un tema tanto caro alla cultura nazionale. Dalla produzione alla vendita, il cibo fa parte del modo di vivere, è appuntamento indispensabile e ritma lo scorrere delle giornate come il susseguirsi della notte e del giorno. Studiare il rapporto con il cibo significa analizzare le abitudini di vita, gli strumenti della produzione, i luoghi e le modalità del consumo. In altre parole, significa utilizzare il tema per approfondire la nostra sofferta contemporaneità. Per far questo abbiamo messo in campo tutti i fotoamoatori della Federazione, aprendo le porte anche a chiunque altro volesse partecipare a questa ricerca fotografica, sociologica, di costume. Si è attivato un movimento di massa che ha prodotto un documento di rara efficacia, sicuramente destinato a scrivere un pezzo della storia della fotografia e della nostra epoca.

È stato difficile trovare le risorse e organizzare la logistica di un così grande evento?
È stato estremamente complicato. Non tanto perché l’operazione sia in assoluto difficile. Si deve pensare che il comitato Organizzatore di Immagini del Gusto è costituito da volontari associati alla Federazione, fotoamatori che hanno scelto di dedicare il loro tempo libero operando per la diffusione della cultura fotografica in Italia. Si lavora di notte, nei fine settimana, in ogni ritaglio di tempo rubato, dopo il lavoro, al sonno, alla famiglia, agli amici. Un grande spirito di sacrificio, l’enorme passione, un ottimo affiatamento e l’utilizzo degli strumenti informatici ha reso possibile il fatto che uno sparuto gruppo di persone prendesse su di sé l’enorme quantità di lavoro che è servita per organizzare l’evento. La fase finale di Immagini del Gusto è il risultato di oltre due anni di frenetica attività del gruppo organizzatore e della Federazione tutta, che ha messo a disposizione le risorse intellettuali e il collaudato sistema di comunicazione con il mondo fotografico mediante la rivista Fotoit (in abbonamento agli associati FIAF), gli incontri di piazza, i maestri della Fotografia che si sono adoperati per realizzare workshop a tema. I circoli fotografici, i singoli autori, i gruppi hanno sostenuto l’iniziativa producendo un numero eccezionale di immagini di una qualità che definirei sorprendente.

Immagini del Gusto è un progetto che va oltre una semplice collettiva di mostre fotografiche. Quali sono le finalità ultime?
Abbiamo inteso compiere una ricerca sociologica utilizzando l’espediente del cibo per parlare dei diversi stili di vita, della produzione agricola e industriale, del commercio e delle modalità di consumo. Immagini del Gusto rappresenta un viaggio nella tradizione che vuole continuare a vivere e nel nuovo che si sta affermando tra mille contraddizioni. Allo stesso tempo si analizzano, guardando le immagini prodotte, il cambiare della fotografia e le innumerevoli varietà di utlizzo di un liguaggio tecnico adatto a produrre un documento, ma anche opere dalla eccezionale intensità metaforica ed espressiva. Pellicola, digitale, polaroid, fotografia stenopeica, tutto è stato usato, liberamente, per comunicare un sentire diverso e sigolare e perciò ricco di informazioni e di umanità.
Roberto Rossi, Claudio Pastrone e Cristina Paglionico del Comitato di Immagini del Gusto
Perchè è importante dare spazio alla fotografia non-professionale?
In un’Italia spesso ingabbiata nell’unicità della sua storia artistica, la fotografia stenta a trovare una collocazione che faccia onore alla grande qualità degli autori. Sono troppo pochi coloro che possono vivere di fotografia. È nostra convinzione che la fotografia amatoriale produca da sempre il movimento culturale necessario allo sviluppo artistico, culli la ricerca, sensibilizzi la collettività a modi di vedere sempre diversi. L’efficacia della produzione fotografica si misura nella capacità di comunicare. Questo riesce a coloro che utilizzano il linguaggio in modo consapevole (professionista o fotoamatore che sia), non a chi è “semplicemente” pagato per produrre fotografie.
Molti dei più grandi fotografi italiani sono stati fotoamatori, tanti che hanno fatto la storia della fotografia sono rimasti fotoamatori per tutta la vita.

Ora parliamo dell'evento centrale di Bibbiena. Quali saranno gli ospiti più importanti e quali attività e convegni circonderanno le mostre?
L’inaugurazione della mostra nazionale di Bibbiena è programmata per il 1 giugno 2008. A partire dalle 17.30, tutta la cittadina si trasformerà in un grande contenitore di immagini: verrà utilizzata la sede del Centro della Fotografia d’Autore (CIFA) e i suoi suggestivi locali ricavati entro un vecchio carcere, verrà allestita una scuderia abbandonata e posta in pieno centro storico, si arrederanno gli androni, le piazze, le vecchie mura. Lo scopo è quello di realizzare un’occasione di scambio, con le parole suggerite da ogni singolo autore, ma è anche quello di festeggiare in modo conviviale il risultato raggiunto: due fantastiche pubblicazioni (il libro delle mostre e il libro nazionale), 250 mostre locali contemporaneamente aperte in tutt’Italia, uno sforzo collettivo per un’iniziativa che non ha precedenti. È prevista una cena itinerante: menù di degustazione in diversi punti della cittadina, da assaporare insieme con l’inusuale, raffinata e attualissima presentazione delle immagini. Uno spazio sarà dedicato a una esposizione in progress, costruita con le fotografie dei visitatori, che troveranno così il modo di lasciare testimonianza di un passaggio neinte affatto passivo.
Ci farà compagnia il conduttore televisivo Davide Mengacci. Da sempre appassionato di fotografia, per diversi anni è stato fotografo professionista collaborando con importanti testate giornalistiche, per poi passare agli schermi televisivi che lo hanno reso famoso. Alcune sue foto sul tema proposto sono esposte al Centro: oltre ad averlo come gradito ospite, potremo conoscerlo come autore.

Com’è stata la risposta del pubblico alla vostra proposta? Puoi farci qualche anticipazione sui lavori più meritevoli? In particolare c’è qualche reportage che ti ha colpito tra i selezionati?
A un primo impatto il tema appare banale, proprio per la sua quotidianità. Ma è bastato suggerire alcuni modi di porsi, alcuni aspetti da affrontare, ed ecco che si è costruita una nuova carica emotiva alimentando la curiosità che spinge all’approfondimento. Il nostro sito e il blog collegato mostrano lo sviluppo delle idee e il percorso che la comunità dei fotoamatori ha compiuto sul tema, soprattutto in quest’ultimo anno. Speriamo di ottenere lo stesso risultato con i visitatori, con tutti coloro che, pur non fotografando, amano l’espressione artistica e si interrogano sul linguaggio delle immagini. La risposta è estremamente confortante e riteniamo che la vicenda di Immagini del Gusto sia destinata a far parlare di sé molto a lungo. Uno degli elementi più significativi del progetto è la sua natura di opera collettiva: ogni singola fotografia illustra parte di un tema, concorre alla definizione complessiva, riempie una lacuna di informazione e sottolinea un avvenimento. Ognuna delle 17.000 fotografie arrivate a Bibbiena per la selezione nazionale è parte della storia contemporanea e rappresenta il singolo traguardo dell’autore nell’esecizio delle sue possibilità comunicative. Così non mi è possibile distinguere, né voglio farlo, tra opere più o meno meritevoli. Non è questo l’ambito del giudizio particolare, nemmeno relativo. Questo è il lavoro di una comunità che si è messa in gioco per portare il suo contributo culturale e tecnico, artistico e documentale, guardando con occhi attenti e vivaci dentro e intorno al desco quotidiano. Rimando con piacere all’importante testo critico che Lucia Miodini, docente di Storia della Fotografia all’Università di Parma, ha scritto per il libro nazionale di Immagini del Gusto, illustrando l’entusiasmante relazione tra questo lavoro collettivo e le più importanti esperienze artistiche internazionali.

Il sito ufficiale di Immagini del Gusto

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