Ricordatevi sempre: la risposta è dentro di voi, solo che è… Dreamworks Animation continua a intrattenere il pubblico più giovane nel più puro stile Disney
Il mondo è ormai da oltre un decennio diviso in due, spaccato a metà tra i sostenitori della Pixar e quelli della Dreamworks Animation. Chi ama il topolino Remy, difficilmente riesce a trovare altrettanto simpatico l’orco verde Shrek per quella che può essere considerata una pura ragione concettuale, ovvero la netta impressione che la casa di Steve Jobs e John Lasseter sia in grado di trasmettere concetti molto più profondi e in forma universale al proprio pubblico. Cosa che purtroppo non troviamo nei prodotti Dreamworks, da sempre mirati a un’audience più giovane e con messaggi basilari.
Non fa eccezione Kung Fu Panda, incursione dell’animazione CGI nel mondo delle arti marziali con il sempre ottimo Jack Black orso bicolore sovrappeso designato a salvare la sua terra dalla furia del cattivo di turno.
Fermo restando che Kung Fu Panda è senza ombra di dubbio il miglior prodotto mai uscito dagli studi di Mr. Katzenberg, grazie al ritmo eccellente, l’ottima regia e le performance vocali di altissimo livello da parte di Jack Black, Dustin Hoffman e, perché no, anche di Angelina Jolie, ciò non toglie che al termine della visione resta ben poco, se non novantacinque minuti di puro intrattenimento.
Che sarebbero pure abbastanza, siamo tutti d’accordo, ma Remy mi ha fatto iniziare a cucinare e Saetta McQueen mi ha ricordato il vero significato del viaggiare in automobile.
Po al massimo mi ha fatto venire fame.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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