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  • Hunger
di Alessandro De Simone


Il sacrificio di Bobby Sands rivive in questo film di denuncia duro e commovente. Straodinaria l’interpretazione di Michael Fassbender nella pelle e nelle ossa del martire irlandese

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“Morire per delle idee, l’idea è affascinante” cantava tanti anni fa Fabrizio De André e tanti esempi abbiamo avuto nel corso della Storia di persone che si sono sacrificate per far sì che le loro idee vivessero assai più a lungo di loro.
Molti sono stati dimenticati o, peggio ancora, non sono stati fatti conoscere alle nuove generazioni. Uno di loro è Bobby Sands, attivista dell’IRA, l’esercito di liberazione dell’Irlanda del Nord, che si fece morire di fame e di sete nel 1981, in prigione, allo scopo di smuovere l’opinione pubblica inglese e sensibilizzare il mondo intero nei confronti della situazionie dell’Ulster.
Hunger racconta la storia di quei mesi di protesta non violenta da parte dei detenuti del carcere di massima sicurezza di Maze, dalla No Wash & Blanket Action (i prigionieri rifiutavano di vestire le uniformi del carcere e altresì di lavarsi e rispettare le basilari condizioni igieniche), fino alla decisione estrema da parte di Bobby Sands di cominciare uno sciopero della fame a oltranza.
Sands fu il primo di dieci attivisti a perdere la vita, di fronte all’arroganza del governo conservatore britannico presieduto da Margaret Tatcher. Non ci furono vincitori né vinti, perché la questione irlandese non è risolta ancora oggi, ma il gesto di Bobby Sands e dei suoi compagni fu un primo fondamentale passo per una lotta diversa da quella armata.
Steve McQueen, regista di Hunger, riesce a toccare i sensi nella prima parte, fatta di umori ed escrementi, e le corde emotive nella seconda, e sebbene molte soluzioni registiche lascino alquanto perplessi, riesce comunque nell’intento di realizzare un’opera importante, grazie anche alla straordinaria performance fisica di Michael Fassbender, a dir poco trasfigurato dal suo personaggio.
Hunger è un film importante, soprattutto in quello che ormai, parafrasando Corman McCormack, non è un mondo per vecchi.





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