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  • Changeling
di Alessandro De Simone


Clint Eastwood continua a tirare fuori capolavori dal cilindro con una facilità disarmante, qui addirittura riuscendo a far recitare Angelina Jolie. Chapeau a questo magnifico iconoclasta dell’arte cinematografica

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Se mai ci fosse stato qualche dubbio, Clint Eastwood è già da molti anni il più grande cineasta americano, paragonabile ormai ai padri fondatori di quest’arte meravigliosa in America, leggende che portano il nome di John Ford, Howard Hawks e pochissimi altri.
Nel panorama statunitense solo Martin Scorsese, Michael Mann e Steven Spielberg possono avvicinarsi a quest’artista che con imbarazzante regolarità riesce a raccontare la vita e il mondo che ci circonda con un’acume e una modernità davvero rara, ma soprattutto con una libertà d’espressione che lascia davvero a bocca aperta.
E per libertà d’espressione s’intende non solo stilistica, e Letters from Ivo Jima ne è l’esempio lampante, ma anche e soprattutto intellettuale. Eastwood è ormai un cineasta anarchico, se non addirittura sovversivo, che nel corso della sua carriera ha toccato temi d’incredibile spessore come la pena di morte (Fino a prova contraria), la vecchiaia (Debito di sangue), l’amore (I ponti di Madison County) e soprattutto la famiglia, nelle sue forme più diverse, da Honkytonk Man a Million Dollar Baby passando per Mystic River, fino a questo straordinario Changeling, in concorso a Cannes 2008.
Christine Collins è una madre single nella Los Angeles del 1928. Donna di carattere e dalle buone prospettive, la sua vita viene però sconvolta dalla sparizione del figlio in circostanze misteriose. Dopo cinque mesi, la polizia di Los Angeles le comunica d’aver ritrovato il piccolo Walter, ma quando Christine vede il bambino si accorge che non è il figlio. Per evitare che il dipartimento di polizia di Los Angeles possa essere messo in cattiva luce nei confronti della stampa e dell’opinione pubblica, il capitano Jones, responsabile dell’indagine, le chiede di fare buon viso a cattivo gioco, ma si tratterà solo dell’inizio di un’odissea assurda e di una battaglia contro le istituzioni intrecciata con la disperata ricerca del figlio scomparso.
Changeling, ispirato da una storia realmente accaduta, è un thriller melò dalla straordinaria emotività, con una sceneggiatura di ferro in cui i colpi di scena continui sono perfettamente dosati nel corso di una narrazione splendidamente classica in cui Angelina Jolie fa vedere di poter essere un’attrice ben diversa da quella a cui siamo, purtroppo, abituati.
Ma soprattutto Changeling è un’opera politica dalla deflagrante potenza, per molti versi sovversiva, con cui Eastwood attacca apertamente l’attuale amministrazione americana, rea d’aver mentito alla nazione, d’averle nascosto la verità su molte questione di vitale importanza, mettendo a rischio la libertà e la vita stessa del popolo statunitense (leggi Patriot Act e guerra in Iraq).
Clint auspica un cambiamento radicale e lo dice senza mezzi termini, ma egualmente si attende che giustizia venga fatta per chi ha colpito l’America e ancora non ha pagato.
Changeling è un’opera complessa e costruita su molti differenti livelli narrativi, un film post 11 settembre ambientato ottant’anni fa, un affresco dell’America che era e di quella che è, messo in scena con amore e malinconia, rabbia e fermezza, ma soprattutto con una saggezza immensa, accompagnato per le sue due ore e venti dalla magnifica partitura scritta dallo stesso Eastwood.
Impariamo volentieri da questo grande vecchio e speriamo che anche l’America ascolti i suoi consigli nel prossimo autunno.







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