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17 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Manga
  • Duds hunt. The net survival game
di Andrea Grieco


Un gioiello dalla violenza inaudita che si è fatto conoscere grazie alla rete

Duds hunt

Nel mondo del fumetto non v’è ambito più tassonomico che quello dei manga, capillarmente e programmaticamente congegnato per poter rivolgersi a target specifici di lettori, risultato di una concezione insieme artigianale e industriale della narrazione sequenziale. Un articolato universo di (sotto)generi, situazioni, tipi, stili, e financo atmosfere e umori che rispondono a una richiesta sempre più diffusa di un immaginario fecondo e futuribile, che negli ultimi decenni ha trovato un riscontro più che favorevole ben al di là delle terre del sol levante. Non è facile districarsi in un’offerta tanto copiosa e differenziata, ma capita sovente d’imbattersi in veri gioielli che si stagliano sul panorama produttivo nipponico per l’eleganza formale e la pregnanza dell’argomentazione.
A questi ultimi appartiene l’eccezionale Duds hunt di Tetsuya Tsutsui, giovanissimo autore fattosi conoscere con l’ausilio della rete, della quale si è servito come vetrina per i suoi esperimenti, disegni e tavole inizialmente fruibili gratuitamente dal suo sito. La copertina di Duds huntSuccessivamente la filiale editoriale francese della Square Enix, tra le più affermate società giapponesi specializzate in prodotti per l’intrattenimento elettronico, si accorge dell’originalità dell’autore e decide di mandare in stampa le sue storie. Il successo d’oltralpe è immediato e l’eco giunge fino in Italia, dove a dargli ulteriore proseguimento trova la J-pop, che coraggiosamente inizia la pubblicazione di pregevoli albi autoconclusivi contenenti il primiero materiale concepito da Tsutsui: Reset e Duds hunt. In entrambi gli one shot, confezionati nel classico formato dei Tankōbon, il mangaca delinea una realtà umana emotivamente desaturata, dove gli unici contatti possibili tra gli idividui sono veicolati dall’alienante tecnologia o da una violenza dall’impatto devastante; caratteristiche che accomunano l’opera di Tsutsui a cult distopici quali Battle Royale (il romanzo di Kōshun Takami trasposto successivamente in una serie a fumetti da Masuyuki Taguchi e poi in pellicola da Kenji Fukasaku) o MPD Psycho (anch’esso reintepretato in live action per un serial televisivo concepito dal genio di Miike Takashi).
Soprattutto in Duds hunt, letteralmente "mina inesplosa", il disegnatore mette in rilievo il solipsismo alienato della middle class nipponica, descrivendo attraverso una narrazione secca e avvincente il quadro sintomatologico di una società complessa e psicotica, quasi si trattasse di un compendio antropologico. Così la storia di Nakanishi, teppista che uscito dal riformatorio cerca inutilmente di sedare la propria aggressività, subliminando gli impulsi omicidi attraverso un telematico gioco al massacro, il cui campo d’azione è un indefinito circuito urbano e i partecipanti sono vittime e carnefici spronati da un oscuro e spietato demiurgo, diviene un inquietante riflesso dell’irrequietezza che cova sotto l’ingannevole compostezza della vita contemporanea. ImmagineDuds hunt è un fumetto nel quale aleggia il nichilismo autodistruttivo che imbeve le opere del regista Shinya Tsukamoto, una tellurica tensione contenuta in tavole la cui disposizione delle vignette è insolitamente rigida e convenzionale rispetto al dinamismo e al trasbordare dei limiti di spazio disegnato tipico dei manga, e che risulta congeniale per la resa dello straniante e ineludibile senso d’imminente esplosione d’istinti mal repressi. Inusuale è anche la scelta di sviluppare la storia in un numero di pagine esiguo, almeno se confrontato alla dilatazione in decine di albi della stragrande maggioranza delle serie orientali, ma questo non impedisce la definizione della psicologia dei caratteri in gioco: ogni singola vignetta o balloon agisce insieme come cesello e bisturi, e il lettore è costretto continuamente a riformulare le proprie linee interpretative, sperimentando il disorientamento di un’immersione ludica totale e pericolosa. Completa il volume una breve e preziosa storia, Tajûmu, sogni ad occhi aperti, esempio dell’estro espressivo di cui Tetsuya Tsutsui era solito infondere i suoi originari lavori, commistionando disegno realistico e caricaturale, computer grafica e interventi fotografici, ma soprattutto della sensibilità e relatività con cui costruisce personaggi e psicologie che varcano e violano le soglie e le regole della convenzionale quotidianità.






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