Il regista di Wanted ci racconta il suo primo film americano in una intervista esclusiva per Alphabet City
Timur Bekmabetov è una vecchia conoscenza di Alphabet City. Lo seguiamo attentamente da quando abbiamo visto il visionario fantasy I guardiani della notte e sapevamo da allora che era solo questione di tempo perché approdasse alla corte di Hollywood.
Il momento è arrivato con Wanted, trasposizione cinematografica del fumetto scritto da Mark Millar e disegnato da J.G. Jones, per il quale il cineasta russo ha potuto avere a disposizione un cast davvero stellare, dal grande Morgan Freeman alla sensuale Angelina Jolie, fino alla star in ascesa James McAvoy.
Timur è venuto a Roma per presentare il film e dato che noi eravamo a Bologna per seguire per voi il Biografilm Festival, abbiamo passato una ventina di minuti al telefono per parlare di questa sua nuova fatica.
Timur Bekmambetov, prima di tutto mi scuso se non pronuncio il nome nella maniera corretta…
No, è perfetto, pensavo che solo mia moglie fosse in grado di pronunciarlo correttamente…
Grazie, ma d’altra parte lei un cineasta che seguiamo da molto tempo e anche assai da vicino, dato che I guardiani della notte è un film che abbiamo apprezzato moltissimo. Sapevamo che la grande occasione americana era dietro l’angolo e infatti è arrivata. Come ci si sente a passare dal cinema russo, per forza di cose più limitato per ragioni di budget, a quello dei blockbuster americani?
Ovviamente ho sentito una grande responsabilità, ma è anche vero che proprio la creatività a cui ero costretto lavorando sui miei film in Russia mi ha aiutato a gestire al meglio il set e i soldi che mi hanno messo a disposizione per fare Wanted. Il cinema in fondo è uguale in ogni paese, certo avere più mezzi a disposizione rende tutto più facile.
E soprattutto è importante non tradire il proprio stile e la propria poetica, cosa che lei assolutamente non ha fatto girando Wanted, un action movie in cui si riconosce tutta la sua visione del cinema che avevamo già apprezzato nei due episodi della trilogia dei Guardiani…
Sì, infatti, ho cercato di dare a Wanted lo stesso impatto visivo, gestendo meglio il ritmo della narrazione e delle scene più spettacolari. Questo era molto importante per me, perché volevo che l’impronta del film fosse completamente mia e non quella di un regista che non vuole deludere i produttori al suo primo film americano.
Direi che ci è perfettamente riuscito e un’altra cosa che le è perfettamente riuscita è stata la gestione della trasposizione del fumetto da cui è tratto il film sul grande schermo. Come ha lavorato in questo senso?
Wanted è già di per sé un fumetto estremamente cinematografico, ma è molto importante ricordarsi quando si lavora a un progetto del genere che cinema e fumetto sono due arti distinte e molto diverse anche nella creazione del processo artistico. Io ho preferito fare di Wanted semplicemente un film, prendendo solo pochi spunti visivi dalla miniserie, calando gli attori in una realtà creata appositamente sullo schermo.
Realtà creata oltretutto non troppo lontano da casa sua, dato che il film è stato girato in gran parte in Repubblica Ceca. La location l’ha in qualche modo facilitata?
Sì, anche perché in questo modo ho potuto anche utilizzare elementi della troupe con cui avevo già lavorato nei miei precedenti film e soprattutto ho potuto utilizzare la società per gli effetti speciali con cui ho realizzato i due film della trilogia. È stata una bella esperienza.
Così come penso che sia stato bello poter lavorare con un cast di assoluta eccellenza come quello che le ha messo a disposizione la Universal. Com’è stato il rapporto sul set con Angelina Jolie e James McAvoy?
Sono stati due rapporti molto diversi da gestire. Angelina è un’attrice dalla grande professionalità e una donna dal carisma davvero raro. Lei è abituata a film di questo genere quindi è stato tutto molto facile con lei, tanto per dire la cosa più banale non ho dovuto mai spiegarle come usare o impugnare le armi, era più brava lei di me e del maestro d’armi in questo! Ma oltre questo, ha una professionalità davvero straordinaria, come James McAvoy del resto, ma con lui è stato diverso. James ha uno stile europeo e ha un metodo di lavoro classico, molto russo se mi concedi il paragone. Abbiamo studiato molto insieme il personaggio e la sua evoluzione, lavorando sulle singole con attenzione. Mi è piaciuto molto lavorare con lui, spero di poterlo incontrare nuovamente molto presto.
Dopo avere assaporato il cinema di Hollywood, quale sarà il suo prossimo progetto? Ancora l’America o ha voglia di lavorare di nuovo a casa?
Vorrei mantenermi aperte entrambe le possibilità, mi piace lavorare per le produzioni americane, ma voglio anche continuare a fare cinema nella mia patria.
Dica la verità Mr. Bekmambetov: lei in realtà vorrebbe fare un film di produzione russa con Angelina, James e tutte le star che riuscirà a mettere insieme…
Esatto, questa è la mia ambizione, perché sono convinto che l’industria cinematografica russa abbia delle grandi potenzialità e che possa competere con quella americana. La presenza di attori di prima fascia come Angelina ovviamente aiuterebbe tantissimo la crescita del cinema in Russia e ammetto che non vedo l’ora di riuscire a mettere su un’operazione di questo genere. Spero sia solo questione di tempo.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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